DOMANDA:

CARO DIRETTORE, uno dei mali di questo Paese è che noi riusciamo a drammatizzare ogni cosa. Pensi alla vicenda dei vaccini. Da mesi è in corso un confronto più che aspro, con motivazioni spesso campate per aria, tra chi è favorevole a ogni tipo di vaccino e chi non ne vuole sentire parlare. Col risultato di genitori sempre più disorientati, tanto che alcuni ieri hanno perfino chiamato le forze dell’ordine per cercare di far entrare in classe i loro figli non vaccinati. Floriana F., Milano 

RISPOSTA:

A MILANO sono 19 su 33mila i bambini rimasti fuori dalle scuole dell’infanzia o dai nidi perché non coperti da tutti i vaccini previsti dal decreto legge. Un numero tutto esiguo, visto che è la prima volta che scuole e famiglie affrontavano questo tema. Quel che spiace, tuttavia, è che siano i piccoli a pagare per decisioni che sicuramente non hanno preso. Loro, i bambini, non hanno nessuna responsabilità. Da una parte i dirigenti scolastici hanno il dovere di rispettare la legge e di assicurare condizioni salubri ai loro alunni, dall’altra i genitori hanno il diritto e il dovere di crescere i loro figli nel migliore dei modi. E il libero convincimento? Una gran bella cosa, a patto che non pregiudichi i diritti degli altri. La mia opinione è che sui vaccini non sia consentito dividersi in fazioni, in partiti. Non si può parteggiare. La scienza è scienza, e se la comunità scientifica mondiale sostiene che la pratica vaccinale è utile non è il caso ogni volta di rimettere in discussione ogni dato, ogni fatto, ogni dichiarazione. Sarebbe una bella prova di maturità. sandro.neri@ilgiorno.net