Milano, 17 febbraio 2017 - "I social possono portare a incontri sgraditi. Bisogna stare molto attenti. Abbiamo il dovere di vigilare di più". Alla luce dell’ultimo e inquietante fatto di cronaca che ha visto protagonista una ragazza di 15 anni che, dopo essere stata importunata su Facebook, sarebbe stata molestata sul treno da un gruppo di ragazzi, anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha sentito il dovere di dirlo forte e chiaro. Che nella selva del web si nascondano orchi, purtroppo è cosa nota a tutti. Il fatto da non trascurare è però che questi episodi negli ultimi anni abbiano subito un’impennata. L’aumento di casi di violenze sessuali, vere e proprie “trappole virtuali”, sembra essere direttamente proporzionale all’uso spasmodico che tutti noi facciamo dei social network. L’equazione è semplice: più si usano i social, più ci si mette in “vetrina”, più si rischia di diventare prede ambite. Risale per esempio solo a poche settimane fa l’indagine dei Carabinieri della sezione Indagini telematiche del Nucleo investigativo che ha scoperchiato una rete di pedofili che adescava su Internet ragazzini minorenni con la promessa di regali e piccole somme di denaro. Un giro di prostituzione minorile che veniva controllato da uomini adulti di età compresa fra i 30 e i 62 anni, che contattavano le vittime – quasi sempre adolescenti appartenenti a famiglie in difficoltà economiche – esclusivamente sul web, per poi incontrarle in sordidi parcheggi. La Procura di Milano alcune settimane fa si è occupata anche di un’altra vicenda, non meno allarmante. Sempre su Internet – in particolare su Skype e su WhatsApp – un 36enne si spacciava per minorenne e contattava ragazzine di appena 12 anni, utilizzando falsi profili con foto non sue. 
Il comportamento criminale, purtroppo, era da manuale: quando le ragazzine gli facevano sapere che volevano chiudere il rapporto virtuale, lui minacciava di pubblicare sui social le loro fotografie per esporle così a una gogna mediatica. Bene ha fatto, quindi, il sindaco Sala a ricordare come l’intera città debba fare di più, per combattere questa subdola piaga. La vigilanza sui minori - e non solo - deve partire innanzitutto dalle famiglie e dalle istituzioni, scuola in testa. Anche i colossi della Rete, però, devono fare la loro parte. Twitter, a onor del vero, sta dando il buon esempio, iniziando a monitorare e cancellare tutti gli account fasulli. Ma anche noi singoli utenti possiamo fare molto per evitare di finire in trappola, per esempio inserendo con cautela in Rete nostre informazioni riservate.