Milano, 21 aprile 2017 - Il numero dei lettori, in Italia, è fra i più bassi al mondo: la percentuale di chi legge almeno un libro all’anno è crollata al 42%, mentre i lettori abituali dei quotidiani rappresentano soltanto il 33,4% della popolazione. Dati preoccupanti, che sollecitano interventi mirati. Ecco perché la proposta di detassare i cittadini per l’acquisto di libri e quotidiani che arriva dalla Filiera della Carta, Editoria, Stampa e Trasformazione – rete nata del 2004 e composta da sette associazioni legate alla produzione e diffusione di prodotti informativi e culturali (Acimga, Aie, Argi, Asig, Assocarta, Assografici, Fieg) – appare meritoria. L’iniziativa, annunciata durante un incontro nell’ambito della manifestazione “Tempo di Libri” alla Fiera dell’editoria italiana di Rho Pero, prevede una detrazione dalle imposte sul reddito delle persone fisiche per gli acquisti di libri, quotidiani e periodici in formato cartaceo e digitale, pari al 19% dell’importo speso nel corso dell’anno.  La copertura per l’intervento, si legge nel testo della proposta, sarebbe limitata a un valore annuo inferiore ai 200 milioni di euro.

Un importo che peraltro risulta più basso rispetto a quello stanziato per il bonus giovani e di gran lunga più ridotto rispetto a quello in progetto per il sostegno al mondo del cinema. L’introduzione di una agevolazione per chi legge o di un invito al consumo per chi non legge potrebbe inoltre avvenire anche attraverso il riconoscimento di una detrazione dai redditi delle persone fisiche delle spese in acquisto di libri e periodici, secondo un meccanismo che potrebbe essere simile alla detrazione dell’acquisto di farmaci e riguardare anche i soggetti privi di reddito (bambini, ragazzi), che godrebbero del vantaggio fiscale tramite i loro genitori. Se la carta stampata tornasse a godere di buona salute sarebbe una buona notizia per tutti. E questo anzitutto perché - nonostante la prolungata fase di crisi economica - il settore dei libri e della carta stampata rappresenta il 5% della occupazione manifatturiera complessiva, con circa 198.000 addetti diretti e un indotto di 490.000 occupati. La riduzione della già scarsa propensione degli italiani alla fruizione di prodotti culturali rischierebbe peraltro di mettere in pericolo l’intera società: chi non si informa è destinato a essere più debole e manipolabile. Come ha giustamente sottolineato il Presidente della Fieg Maurizio Costa, in un momento nel quale le fake news stanno diventando una seria minaccia, è necessario fare di tutto, nell’interesse della società civile e della democrazia, affinché arrivi un sostegno a un settore fondamentale come quello dell’editoria, nell’ottica di valorizzare l’informazione della qualità.