DOMANDA:

CARO DIRETTORE, sto leggendo - e sono sconcertato - che il killer di Las Vegas era passato molte volte quest’ultimo anno da un rifornitissimo armiere dello Utah e che proprio a febbraio aveva anche acquistato un altro fucile a pompa. Questo dopo aver passato i controlli preventivi federali, sia su precedenti penali che su problemi psichiatrici. Ma è mai possibile? Evidentemnente i controlli sono stati troppo blandi. Basta con le armi reperibili così facilmente. Marco, via mail

RISPOSTA:

NON C’È DUBBIO: quello della diffusione delle armi negli Usa è un problema grave e complesso, ed è alla base di tutte le vicende più sanguinose. «477 giorni. 521 stragi di massa. Nessuna azione da parte del Congresso», titolava ieri, polemico, il New York Times. Finora non è stata programmata alcuna votazione. Stavolta la buona notizia, se l’espressione è lecita visto il contesto, è che, all’indomani della sparatoria di Las Vegas, la più tragica della storia degli Stati Uniti, il Congresso ha rinviato un controverso progetto per rendere più agevole l’acquisto di silenziatori per armi da fuoco. Questo dopo che il presidente Donald Trump ha fatto capire che in futuro potrà anche essere avviato un dibattito nazionale sulle armi. I numeri parlano da soli: il 48% dei possessori di armi nel mondo è statunitense. Il numero di armi da fuoco disponibili in America si aggira attorno ai 310 milioni. Ovvero, quasi la metà del numero complessivo mondiale (650 milioni). Su 100 statunitensi, 89 hanno un’arma in casa. Prima della strage di Las Vegas i Repubblicani avevano presentato al Congresso, dove hanno la maggioranza, un paio di leggi sulle armi, ma è ancora tutto fermo. Speriamo che l’America si decida ad aprire gli occhi, con coraggio e responsabilità. sandro.neri@ilgiorno.net