Milano, 23 dicembre 2017 - 

LETTERA:

UN ANNO di indagini, la notizia che esce sui giornali e poi nello spazio di poche settimane si scopre che i messaggi che avrebbero dovuto inchiodare il sindaco di Mantova erano stati alterati dalla donna che li aveva ricevuti. Il sexyscandalo, dunque, si sgonfia in un momento e la Procura della Repubblica chiede l’archiviazione. Tutto bene per Mattia Palazzi, il giovane sindaco di Mantova? Niente affatto. Non potrà mai dimenticare l’incubo che ha vissuto. Né scordare i feroci commenti dei suoi avversari. T.F., Mantova

RISPOSTA:

DI FRONTE a un caso clamoroso come questo viene da porre alcune domande: ma non si poteva capirlo prima? Non si poteva, cioè, evitare questa figuraccia, questo clamoroso scivolone? Possibile che un sindaco rischi le dimissioni e di bruciare una carriera per una catena di messaggini privati alterati ad arte e diffusi anche a mezzo stampa? La risposta è semplice: sì, è possibile. Inaccettabile, ma possibile. Perché solo dopo il sequestro del telefonino del primo cittadino, e dopo il confronto tra ciò che era stato detto e ciò che effettivamente era stato inviato, è stato semplice dimostrare che il racconto fatto dalla donna al centro dello scandalo non stava in piedi. Non appena la Procura se ne è resa conto, ha chiesto l’archiviazione. Rapida, e comunque tardiva. Certo, il danno subito da Mattia Palazzi è enorme. L’indagato (vedremo cosa deciderà il gip) è la vera parte offesa, la parte lesa, il danneggiato. Che ha visto finire in piazza il suo mondo privato. Tra l’altro distorto. sandro.neri@ilgiorno.net