Milano, 13 agosto 2017 - 

LETTERA:

CI SONO VOLUTI due incolpevoli contadini giustiziati in un campo solo perché avevano visto cose che non dovevano vedere per “scoprire” che in Puglia c’è un problema di criminalità organizzata identico, se non più spietato, ad altre regioni del Sud. Ma è possibile che i nostri ministri che si sono succeduti in questi anni non si siano mai resi conto di quanto si stava muovendo nel Foggiano? Mandare rinforzi adesso mi sembra una reazione di facciata a una mattanza che si poteva evitare. Giuseppe, Milano

RISPOSTA

LA RISPOSTA dello Stato non poteva che essere questa, un ulteriore sforzo per controllare il territorio. E notevole, visto che la Puglia sarà la seconda regione - con la Calabria - ad avere tre reparti impegnati nella repressione del crimine. Vero che di fronte alla spietata esecuzione di due ignari testimoni di un regolamento di conti tra malavitosi si è tornati a parlare del problema “mafia” anche in Puglia. Ma altrettanto vero che il principale impegno delle forze dell’ordine sarà quello di spezzare il muro di omertà che circonda queste organizzazioni e questo passa anche dalla voglia dei cittadini di cambiare. E che finora pare abbiano taciuto. È un impegno che non fa distinzioni tra Nord e Sud. In Lombardia si sono scoperti imprenditori che contattavano direttamente uomini in odore di mafia per lavorare e avere appalti, e pagavano. Al Sud il pizzo viene imposto e pagato tacendo. Cambia il look dei gestori del “sistema”, da uomini in giacca e cravatta a miliziani armati di kalashnikov che sparano a tutto ciò che si muove, ma il problema è identico. Lo sforzo deve essere comune. ivano.costa@ilgiorno.net