Milano, 30 settembre 2017 - Anche per ragioni familiari, ho un alto rispetto dei magistrati. Ma alcuni avvenimenti degli ultimi giorni – del tutto indipendenti l’uno dall’altro – mi hanno indotto a condividere il senso di impotenza e di scoramento che accomuna tanta gente. Clemente Mastella e la moglie vengono assolti dopo nove anni. Entrambi hanno dovuto rinunciare all’attività politica nazionale e sono stati insultati come più non si potrebbe. Talvolta la lentezza della giustizia non dipende soltanto da inefficienze burocratiche, ma dal fatto che quando le prove sono fragili i magistrati hanno interesse a far prescrivere i processi. In appello il processo Mastella sarà prescritto. Anche Filippo Penati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ha dovuto interrompere l’attività politica. Il ‘Sistema Sesto’ (San Giovanni) sembrava una macchina intelligente e raffinata di corruzione e finanziamento illecito del partito erede dei partiti nati dal Pci. È stato assolto in prima grado e in appello. Alcuni reati per i coimputati sono andati prescritti. Cambiamo pagina e andiamo alla cronaca. 

Mercoledì un uomo di 39 anni aspetta a Milano che una ragazzina di 12 anni rientri da scuola, la segue, entra nel suo palazzo, la sbatte in terra su un pianerottolo e la violenta. La ragazzina ha la lucidità di descriverlo perfettamente, gli investigatori capiscono chi è il mascalzone e l’indomani lo arrestano. L’uomo ha commesso tra il 2004 e il 2006 a Genova una ventina di violenze: sempre a ragazzine, sempre con le stesse modalità (inseguimento, pianerottolo). Spesso costrette a inginocchiarsi con due coltelli alla gola. Condannato a 14 anni e 8 mesi nel 2006, con revisioni e sconti di pena è uscito dopo otto. Adesso si sta indagando per vedere se nell’ultimo biennio ha violentato altre ragazzine. C’è il sospetto su una aggressione simile alle altre avvenuta due settimane fa. Andiamo avanti. Nel 2013 un moldavo di 53 anni rientra a casa ubriaco e cerca di picchiare la moglie come fa sempre. Il figlio cerca di difendere la donna e viene ammazzato. L’uomo è condannato all’ergastolo in primo grado e in appello. Ma l’altro ieri la Cassazione annulla le condanne e ordina un nuovo processo che dovrà attenuare la pena, comunque non inferiore ai 16 anni. Perché il figlio non era consanguineo del padre, ma soltanto adottato. Immaginavamo che l’adozione rafforzasse addirittura il rapporto tra genitori e figlio proprio perché si tratta di una creatura cercata con fatica, amata, fatta propria. L’adottato ha tutti i diritti civili di un figlio, non quello di veder punito adeguatamente il padre che lo ammazza.

C’è infine la storia di Francesco Mezzega, 36 anni. La notte del 31 luglio in Friuli uccide la fidanzata, gira tutta la notte col cadavere in auto prima di costituirsi. Dopo 57 giorni è a casa dei genitori: arresti domiciliari con braccialetto elettronico per sorvegliarne i movimenti. 57 giorni perché il braccialetto come al solito non si trovava, altrimenti sarebbe uscito dal carcere molto prima. Si aggiunga la norma appena approvata dal Parlamento che prevede sequestro e confisca dei beni personali e aziendali dell’imprenditore o del professionista semplicemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Beni perduti, aziende fallite perché la confisca avviene molto prima che un giudizio definitivo stabilisca l’innocenza dell’imputato. Una follia giuridica, già considerata da molti incostituzionale. Nel sistema giudiziario romano, la norma e la sua applicazione nascevano da un ampio dibattito e rispettavano alla fine l’aderenza al senso comune di giuristi e di cittadini. In Italia il senso comune – detto anche buonsenso – è dimenticato da tempo