Milano, 13 ottobre 2017 - Si sta  approvando l’ennesimo sistema elettorale, dopo Mattarellum, Porcellum e Italicum. Ancora una volta il latinorum (Rosatellum) si sposa con la nostra mentalità da azzeccagarbugli. Il velo di ignoranza dietro al quale una legge elettorale dovrebbe essere approvata è una pia illusione; favorevoli e contrari sono tali in virtù della supposta convenienza per il loro partito. L’intreccio tra costruzione di regole e interessi partigiani non è né nuovo né prerogativa italiana. Mitterrand nel 1985 volle limitare la prevista sconfitta introducendo un sistema proporzionale che non impedì la vittoria dei gollisti e diede visibilità al Fronte nazionale. Due esempi che mostrano una visione più ampia sono quelli spagnolo del 1977 e francese del 1958. Nel primo caso i maggiori partiti vollero sì garantire la loro sovra-rappresentazione, ma anche il consolidamento della democrazia.

Nel secondo, se l’abbandono del proporzionale mirava a evitare la frammentazione, il doppio turno (contro il turno unico) fu voluto da de Gaulle per non stravincere e consentire l’adeguata rappresentanza socialista. Oggi con le complicate alchimie del Rosatellum si cerca di resistere. Rispetto ai sistemi proporzionali scaturiti dalle sentenze della Corte, vi sarà qualche speranza in più di formare un governo, anche se forse non basterà. Ma, sopratt\utto, due partiti in crisi, Forza Italia e Pd, paiono affannarsi a puntellare le loro debolezze, invece che rischiare nuovi sistemi che non promettano di garantirli, ma costringano a rimettere in discussione e a rinnovare le zoppicanti attuali forze politiche. Come accadrebbe con un maggioritario a doppio turno. Ma preferiscono proseguire la strada del ‘cartello’, di una fragile blindatura per non affrontare la crisi loro e del sistema. Probabilmente non servirà a nulla