Milano, 11 novembre 2017 - 

LETTERA

CARO DIRETTORE, ogni volta che consulto il nuovo orario stagionale delle ferrovie mi viene l’orticaria. E ho sempre più l’impressione che alla fine a pagare siano i pendolari. Con le ferrovie che privilegiano sempre e comunque l’alta velocità e chi ha i soldi per viaggiare comodi. Lasciando nei carri bestiame chi invece tutti i giorni deve fare trenta, cinquanta, magari cento chilometri per andare a lavorare. Cambierà mai questa situazione? Giovanna V., Lissone

RISPOSTA

L’ITALIA negli ultimi anni ha fatto enormi investimenti (c’è chi li chiama debiti) per la costruzione prima e per il potenziamento poi del sistema dell’Alta Velocità. È vero, ha fatto anche alcuni errori, che sono diventati sprechi. Ma i risultati cominciano a vedersi. Non alludo alla situazione economica che regge l’infrastruttura, ma a come l’infrastruttura stessa stia cambiando il modo di concepire e di vivere il nostro Paese. Un Paese che, almeno fino a Salerno, si è molto accorciato. Sono migliaia le persone che lavorano spostandosi quotidianamente sull’asse Milano-Bologna o Milano-Torino, e centinaia quelle che più di tre volte alla settimana percorrono la tratta Milano-Roma. Pendolari anche loro, insomma. Lei mi chiederà: e gli altri pendolari? Quelli delle tratte più corte? Li raccontiamo ogni giorno, disagi compresi. Come abbiamo fatto ieri. Però in Lombardia Trenord ha investito su nuovi treni e nuovi macchinisti. Anche Fs aspetta convogli, in esercizio dal 2019. Non è ancora abbastanza. Ma sarebbe un errore dividere i viaggiatori in due categorie contrapposte. sandro.neri@ilgiorno.net​