«NONNO, sai che alcuni miei compagni non credono alla neve, perché non l’hanno mai toccata». Questo mi disse a metà marzo del 2017 la mia nipotina di otto anni; lei è un’esperta e conosce non solo la neve, ma anche le nevicate, perché andò a sciare nei pochi giorni freddi di questo mite inverno. I poveri bambini del deserto padano, dal tipico clima tropicale, fanno fatica a credere ai libri, che raccontano certe storie di fantasia. Ecco l’importanza dei nonni: non sono ancora antenati, pur appartenendo al secolo trascorso, e possono raccontare alcuni episodi della loro gioventù. Parlare della nebbia è più difficile e ti trovi davanti dei vispi occhietti increduli: «Ma se non si vedeva niente, come facevi a vedere la nebbia?». Ragionamento che non fa una grinza. Con la neve è più facile: a Milano ci sono dei tombini di ghisa con su scritto “scarico neve”, quindi a qualcosa saranno serviti.

Nevicata del ’47, fermi i tram, la scuola chiusa, gli uomini ingaggiati dal Comune per spalare la neve: una festa per un bambino di 6 anni; per andare dai nonni a due isolati, non più di trecento metri, si camminava tra due alte pareti bianche, un’avventura bellissima, altro che guardare la televisione. Gli spalatori, muniti di badile, caricavano la neve sui carretti a due stanghe, che poi venivano rovesciati presso i tombini dello scarico, dove due addetti provvedevano ad infilare tutta la neve nel buco, e lei, allegramente, se ne andava nei sotterranei della città, sciogliendosi come da manuale. Mi chiedo: chissà se i portinai hanno ancora l’obbligo di pulire davanti a casa? Ma i citofoni non possono farlo, comunque dovrebbe esserci un regolamento, spero. Altre nevicate favolose. Quella del ’56 è finita in una canzone, nel marzo del ’76 ci fu la sorpresa di una trentina di centimetri, l’ultima famosa è quella dell’ ’85, ma allora i mezzi meccanici avevano preso il sopravvento, pulendo in fretta e danneggiando il fondo stradale.

La piccola ed i suoi amici mi ascoltavano, come se raccontassi una favola; invece sono solo piccole esperienze di vita. Penso che ai giovani andrebbero spiegate per allargare la loro mentalità, ché non si può prescindere dal passato, per affrontare il futuro. Nei giorni scorsi gli studenti di un istituto superiore hanno avuto una lodevole iniziativa: volevano approfondire la conoscenza della storia diMilano e sono stato coinvolto per parlare del cabaret anni ’70: bravi ragazzi, che vanno al di là delle nozioni scolastiche. Ma questa è un’altra storia.