Milano, 27 settembre 2017 - 

LETTERA:

CARO DIRETTORE, un’altra retata in Lombardia. E ancora una volta sono coinvolti, chi più che meno, tanti amministratori locali. Anche un sindaco agli arresti domiciliari. Reati gravissimi, quelli contestati. Rapporti davvero opachi con i clan della ’ndrangheta, dicono gli investigatori. Possibile che non si riesca a cambiare questo andazzo? Possibile che un mese sì e l’altro pure si debbano scoprire cose così? Loredana, Nova M

RISPOSTA:

FATTA SALVA LA PRESUNZIONE d’innocenza dei personaggi coinvolti nell’inchiesta giudiziaria, resta una constatazione: purtroppo la politica non ha risolto il suo peccato originale. Cioè la collusione con poteri opachi, per non dire di peggio, e il vizio della corruzione. Alla magistratura, ancora una volta, il compito di smascherare i reati e consegnare alla giustizia chi li commette. Ma in realtà anche piccole, come quelle dei Comuni brianzoli toccati da quest’ultima indagine, ci si aspetterebbe che a fare pulizia fosse la stessa politica, prima ancora dei magistrati. Perché forse in centri che non sono metropoli è più facile capire, intuire, sapere. E quindi decidere se non sia il caso, piuttosto che investire su una persona per raccogliere voti, di lasciarla fuori dalle liste elettorali. Non foss’altro che per scongiurare nuovi scandali e altro fango sulla politica e su chi amministra la cosa pubblica. Ma forse è davvero utopia. sandro.neri@ilgiorno.net