Milano, 7 dicembre 2017 - Lo spirito della grande tribù ha caratteristiche ambigue. Può fare diventare le persone veramente orribili oppure trasformare la realtà in un film di Frank Capra. Mette una marcia in più all’odio e all’amore. Fa disastri e fa miracoli. Se il dipendente di un’azienda in crisi si piazza per strada a piangere e caldeggia l’acquisto di massa di ciò che produce per salvare il suo posto di lavoro, forse porta a casa un paio di euro. Se tutti i dipendenti di quell’azienda finiscono su Facebook a spiegare il problema, lo spirito della grande tribù lo risolverà. Fate i buoni, consiglia la concorrenza.

I lavoratori della Melegatti non hanno rubato lo slogan, lo hanno trasformato in un potentissimo social-Sos. E lo spirito della grande tribù si è risvegliato. Si risvegliò anche per stuzzicare un altro grande brand. Un nutrito gruppo di utenti anni fa fece partire spontaneamente dal basso una campagna social per il reinserimento sul mercato di un prodotto ritirato da tempo ma ancora presente nella memoria. Algida non avrebbe mai dato retta al piagnisteo di un ex bambino nostalgico corso a protestare sotto le finestre della multinazionale, ma colse al volo il suggerimento della rete accontentando il suo pubblico e aumentando i profitti. È come se le cose fossero realizzabili solo là dentro, dove senza guardarsi in faccia si diventa fantasiosi e pieni di entusiasmo, complici di gesti di generosità commovente o carogne al quadrato. Lo spirito della grande tribù è megalomane, pretende battaglie smisurate ed è geloso della sua forza. Chi lo ignora, anche se fa il buono, a Natale non mangia il panettone.