Milano, 11 novembre 2017 - Ettore Rosato, triestino, 49 anni, presidente dei deputati Pd, è persona equilibrata, garbata, preparata, sicura di sé. Ha l’onore di aver battezzato la nuova legge elettorale (Rosatellum), ma rischia di renderla assai poco utile al suo partito. Il Rosatellum favorisce le coalizioni: cosa di grande buon senso per evitare la frammentazione dei partiti in un sistema tripolare. La furiosa reazione del Movimento 5 Stelle è comprensibile perché quel partito non vuole contaminare la propria purezza alleandosi con qualche infedele. D’altra parte fu il partito di Grillo ad affossare il sistema proporzionale di ispirazione tedesca: ha perciò ‘zero tituli’ per piangere. È invece comprensibile l’entusiasmo del centrodestra che le coalizioni le ha sempre fatte. Il problema è che il Pd – partito di Rosato, renziano a 24 carati – è zitello. Un po’ per scelta, un po’ perché nessuno della sinistra vuole sposarlo. Perfino il contesissimo Pisapia dopo tanto pendolare sembra guardare con maggiore simpatia a D’Alema, Bersani, Speranza e Fassina più che al Pd che pure lo fece eleggere sindaco di Milano. 

Da un secolo in qua, la storia della sinistra è fatta di divisioni suicide. Di scissioni masochistiche. Di anatemi scambiati con meravigliosa generosità. Secondo una regola che quasi non ammette eccezioni, chi si divide perde. Lo ha capito molto bene Romano Prodi, anche per dolorosa esperienza personale. Ma ha rimesso la tenda in soffitta e a chi va a chiedergli di ripensarci annuncia una sconfitta epocale della sinistra. Questa sconfitta viene cercata con assoluta determinazione dalla sinistra non renziana sperando in un lavacro sacrificale che lasci il segretario sconfitto libero di costruirsi il suo partito alla Macron, ma finalmente fuori dal Pd che potrà ricostituirsi al canto di ‘Bella ciao’, ora che l’invasor sarà stato cacciato. (Non è escluso qualche accordo clandestino collegio per collegio: se fatti bene, servono ma non valgono una coalizione).

Chi ride sotto i baffi è il sempiterno Cavaliere. La vittoria siciliana, dopo quella alle amministrative di primavera e ancor prima al referendum costituzionale, è il viatico per una ottima affermazione alle politiche di marzo. Affermazione non significa necessariamente vittoria, ma significa dare comunque le carte per il governo post elettorale. È difficile che la sinistra-sinistra – perfettamente in grado di far perdere Renzi – possa raggiungere numeri sufficienti per una alleanza di governo con Grillo, che peraltro ieri sera ha respinto ogni ipotesi delle genere, come con la Lega. È verosimile perciò che se Berlusconi e Salvini non faranno grossi errori, il centrodestra avrà una larga maggioranza relativa e potrebbe perfino avvicinarsi a quella assoluta. Ieri il presidente del parlamento europeo, Tajani, ha detto che il partito della Merkel è pragmatico e vede in Berlusconi l’antidoto a Grillo. L’Europa rimuove l’antieuropeismo di Salvini nella convinzione che al momento opportuno sarebbe gestibile. Sempre che non si arrivi alla Grande Coalizione alla quale punta ormai Renzi. E allora il Rosatellum dell’ottimo Rosato avrebbe senso. Ah, se lo avrebbe…