DOMANDA:

Caro direttore, già da tempo è in atto, da parte di alcuni politici e di magistrati, una campagna intesa a liberalizzare alcuni tipi di droghe come se esse non fossero tutte dannose; per dimostrare la fondatezza delle loro asserzioni si spingono ben oltre il ridicolo e l’immoralità. Qualcuno si spinge anche a dire che liberalizzarle serve a combattere gli spacciatori. È come dire che per eliminare i ladri è sufficiente non considerare più il furto un reato. Leonardo Cecca

RISPOSTA: 

Nei Paesi in cui il consumo di droga è liberalizzato o, perlomeno, tollerato, non si è assistito mai alla diminuzione del numero di tossicodipendenti. Anzi, secondo alcuni esperti la pronta disponibilità sul mercato di alcune sostanze ne facilita l’uso. Questo è un dato di fatto, ed è un dato da tenere in considerazione quando si analizza la questione. Altra cosa è il contrasto alle organizzazioni criminali che, con la droga, si sono arricchite fino al punto di costruire imperi economici, potentati difficili da scalfire. La nostra classe politica, spesso desolatamente assente su un tema come questo, non ha a disposizione - a parer mio - neppure gli strumenti culturali necessari a fronteggiare un’emergenza di tale portata. Ci si limita, al massimo, a riproporre vetusti schemi di contrapposizioni, per i quali se la destra dice una cosa la sinistra deve rispondere con la considerazione opposta. Meno male, allora, che ci sono gli investigatori e le forze dell’ordine, oltre agli operatori sociali che dedicano una vita a contrastare questo fenomeno. sandro.neri@ilgiorno.net