Milano, 7 aprile 2017 - 

LETTERA

Caro direttore, sono trascorsi quasi cinque mesi dalle elezioni americane, e si continua a guardare al neo eletto presidente Usa con preoccupazione. Trump ha confermato il muro col Messico e vole imporre dazi alle merci in arrivo da mercati stranieri. Questo mutato scenario commerciale sarà un problema per l’Italia? Mi domando se abbia un senso erigere barricate di natura politica e fiscale alla naturale circolazione delle persone, delle cose e delle idee. C.D., Milano

RISPOSTA

Lei, forse inconsapevolmente, ha posto la domanda dandosi già la risposta. Lei scrive di piccoli Stati europei. Non ha pensato all’Unione Europea che invece è molto grande. Il punto è proprio questo: l’Unione Europea nasce e vive con l’obiettivo di promuovere e facilitare gli scambi commerciali. Non è un’entità politica. Non ha esercito e polizia comuni, non provvede alla propria sicurezza. Ci faccia caso, Putin va in visita ufficiale a Parigi o a Berlino per incontrare il capo di Stato francese e tedesco. Trump e il primo ministro canadese Trudeau non hanno dato alcun segnale di interesse per Bruxelles intesa come capitale d’Europa. Bruxelles è percepita solo come capitale del Belgio, questo è un problema. Noi esportiamo negli Stati Uniti le tre «f»: food, fashion e furniture. Ma esportiamo anche greentech, farmaceutica e meccanica. Gli Usa sono il nostro primo mercato extraeuropeo. Poi c’è un fattore geopolitico da tenere in considerazione: l’Italia è un molo al centro del Mediterraneo. E di questo Trump certo non si dimentica. sandro.neri@ilgiorno.net