Milano, 6 ottob re 2017 - 

LETTERA

Caro direttore, Cesare Battisti è stato condannato in Italia per fatti ormai lontanissimi nel tempo. Si è sempre proclamato innocente. La Francia prima e il Brasile dopo gli hanno riconosciuto assoluti spazi di libertà. Ora il nuovo arresto, e subito l’Italia ha chiesto di nuovo la sua estradizione. Io mi chiedo solo: ha senso ricominciare una battaglia legale a 40 anni di distanza? Non è giunto il momento di voltare pagina? Cecilia L., via mail

RISPOSTA

Gentile lettrice, dei presunti e (francamente) inesistenti diritti all’oblio di Cesare Battisti non è ancora giunto il momento di parlare. E per una ragione semplicissima: il terrorista condannato (in nome del popolo italiano) non ha mai scontato nemmeno una parte delle pene a cui è stato condannato. Quattro omicidi, e dunque le inevitabili sentenze di ergastolo. Si è molto, troppo parlato in questi anni dei suoi diritti, mai negati peraltro. Ma se proprio sui diritti vogliamo concentrarci, allora preferisco farlo pensando a quelli delle famiglie delle persone uccise tra il 1978 e il 1979. Antonio Santoro era un maresciallo della polizia penitenziaria. Pireluigi Torregiani faceva il gioielliere a Milano, e suo figlio è rimasto paralizzato. Lino Sabbadin era un macellaio, Andrea Campagna un agente della Digos. Vite spazzate via, annichilite da una pioggia di odio e di piombo. I loro parenti hanno conquistato il diritto - questo sì - alla serenità attraverso l’esercizio della giustizia. Che deve essere concreto, perché la latitanza non è un ergastolo. sandro.neri@ilgiorno.net​