Milano, 14 novembre 2017 - A concomitanza tra elezioni politiche ed elezioni regionali pone i centristi lombardi di fronte a un bivio. A livello nazionale hanno collaborato per l’intera legislatura con governi di larghe intese o di centrosinistra. Al Pirellone hanno sperimentato una solida e proficua intesa programmatica con il centrodestra. Questo “strabismo tattico” ha garantito incarichi di governo e spazi di potere più o meno ampi, ma ha contribuito ad annacquare e rendere sempre meno riconoscibile l’identità culturale di Alternativa popolare (Ap), che l’anno scorso di questi tempi si chiamava ancora Nuovo centrodestra. Lo specchio di queste contraddizioni è stato il risultato siciliano. Il partito di Angelino Alfano ha subìto una batosta sonora ed è stato sopravanzato elettoralmente da altre componenti centriste, come l’Udc di Lorenzo Cesa. La conferenza programmatica di Ap ha acuito la frattura tra la componente filorenziana, che fa capo allo stesso Ministro degli esteri e al Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, e quella filoberlusconiana, forte nei gruppi parlamentari e nei quadri dirigenti del nord. I senatori lombardi Gabriele Albertini e Roberto Formigoni, ad esempio, premono da tempo per un rientro del partito nell’alveo del centrodestra, dove sono stati peraltro eletti.

Il Presidente del consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo è su queste posizioni, così come l’intero gruppo alfaniano al Pirellone. Anzi, chiamarlo alfaniano è ormai inattuale, considerato che i consiglieri di Ap fanno riferimento a Maurizio Lupi e collaborano lealmente con la giunta presieduta da Roberto Maroni. Visto che nel 2018 ci sarà l’election day e si voterà nello stesso giorno per politiche e regionali, come faranno gli esponenti centristi a chiedere il voto per governare con Renzi su base nazionale e per governare con Maroni al Pirellone? Una contraddizione che va sanata in fretta. E allora perchè non partire dai contenuti e dai programmi? Le prese di posizione sul bonus bebè a livello nazionale sono lodevoli ma tardive, perché su altri temi che toccano la sensibilità dei cattolici l’impegno dei centristi di Alfano non è stato altrettanto vigoroso e coerente. Occorre una proposta cattolico-liberale che possa rendere originale e identificabile la presenza centrista in Lombardia, distinguendola da quella degli altri partiti, di centrodestra e di centrosinistra. Su quella andrebbero poi cercate le convergenze e si potrebbero realizzare sinergie con Stefano Parisi e con quanti non intendono confluire nei partiti di centrodestra.