Milano, 17 febbraio 2017 -

LETTERA

SONO UN ARTIGIANO individuale della provincia di Milano che, per lavori saltuari, una decina di volte al mese deve recarsi in centro Milano, nell’Area C. Tre anni fa, non rientrando nelle categorie esentate, ho scelto di investire su un veicolo a metano che, incentivi compresi, costa più di un normale veicolo diesel o a benzina. Ebbene, da lunedì 13 febbraio, il mio furgone è stato parificato a quelli più inquinanti, costringendomi nuovamente a spendere circa 200 euro al mese in più per lavorare. Danilo Rossoni

RISPOSTA

LA SUA È UNA DELLE MOLTE lettere di critica che ci stanno arrivando per le novità introdotte dal Comune di Milano sull’Area C. Quello sui veicoli meno inquinanti, a gpl o metano, è un provvedimento davvero difficile da capire e spiegare. Nella sola giornata di lunedì hanno dovuto pagare anche 2.940 veicoli dotati di motori meno inquinanti. Incentivati dallo Stato, con i gestori spronati ad aprire sempre più punti di rifornimento, e poi considerati esattamente alla stregua di quelli a gasolio e benzina. Il Comune lotta contro la congestione in Area C e non contro l’inquinamento dell’aria? Sinceramente, avrei lasciato la differenziazione per questi veicoli, magari costringendo le varie società di car sharing, che stanno proliferando con centinaia di auto in centro a Milano, a dotarsi di soli veicoli elettrici, a gpl o a metano. Attualmente, infatti, le auto delle loro flotte non inquinano meno di quelle dei privati e hanno però libero accesso alle strade, con buona pace della lotta allo smog.
sandro.neri@ilgiorno.net