Vobarno (Brescia), 7 dicembre 2015 - «Ho sparato per difendere la mia azienda e sono pronto a “tornare subito in prima linea” per assicurarmi che ciò che ho di più caro, ovvero la mia famiglia e il mio lavoro non corrano alcun rischio. Sono un cittadino onesto e sto pagando ingiustamente, mentre chi ha cercato di derubarmi l’ha passata liscia». A raccontare è Giorgio Buffoli, l’imprenditore di Vobarno in provincia di Brescia che la sera del 23 novembre non ha esitato a sparare alcuni colpi di fucile in aria per mettere in fuga i ladri che gli stavano rubando il gasolio che utilizza nella sua azienda sita nella frazione di Collio, specializzata nell’importazione di pellet per stufa.

«Sono l’ imprenditore della Valsabbia di cui tanti giornali hanno parlato – spiega Buffoli – ho sparato quattro colpi verso l’alto per far fuggire alcuni ladri di cui mi era stata segnalata la presenza dalle persone che vivono nei pressi della mia attività. I malviventi quando sono arrivato, avevano già riempito cinque taniche di gasolio, dopo averlo prelevato da uno dei miei camion. Prima di esplodere quei colpi di fucile in aria, come ogni bravo cittadino, ho digitato il 112. Per riuscire a parlare coi carabinieri sono serviti circa 20 minuti, durante i quali ho imbracciato il fucile, preso la macchina e con mia moglie mi sono diretto nella nostra azienda. Quando finalmente ho parlato con gli uomini dell’Arma hanno inviato una pattuglia sul posto, che ha impiegato altri 20 minuti. Cosa avrei dovuto fare nel frattempo? Mettermi da parte e lasciare che svuotassero il camion con l’ultima tanica, che prelevassero anche il materiale presente in magazzino, e poi lasciarli andar via indisturbati? Quattro colpi in aria e quelli hanno capito che era meglio darsela a gambe».

Buffoli è convinto di avere agito in modo corretto poiché ha percepito pericolo non solo per le cose ma anche per sua moglie e per se stesso. «Senza mettere a rischio nessuno – rimarca- ho solo difeso la mia proprietà e chi era con me. Sono stato io stesso a dire ai carabinieri che avevo sparato per aria, per intimorire i ladri e costringerli a lasciar perdere». Buffoli ha pagato cara la conseguenza di quello che ha fatto. Anche se nessuno è stato ferito la legge parla chiaro: non si può sparare colpi di arma da fuoco in pieno centro abitato. E così è stato disposto di togliergli il porto d’arma, la licenza di caccia e di sequestrare i 20 fucili che regolarmente deteneva nella sua casa di Salò. «Per me è una perdita anche affettiva, dato che una decina erano armi antiche appartenenti al mio bisnonno, a mio nonno, a mio padre e a mio suocero – dice con rimpianto - un epilogo per me molto amaro, anche perché un carabiniere mi ha minacciato di arresto, mentre altri suoi colleghi mi hanno fatto sentire colpevole di qualcosa che ho fatto solo ed esclusivamente per difendermi. Mi aspetto dalle forze dell’ordine la stessa solerzia in occasione dei festeggiamenti di San Silvestro, quando è tradizione sparare in aria per salutare l’anno nuovo. Chissà quanti cacciatori e tiratori sportivi verranno sorpresi a festeggiare e a quanti di loro verrà tolto il porto d’armi. Attendo fiducioso il trionfo della legge». Intanto Buffoli fuori casa e fuori dall’azienda ha appeso un cartellone che dice: «Attenzione alla Scavalcata: può causare una Sparata». In realtà Giorgio Buffoli, almeno per qualche tempo, non potrà sparare. «E allora – assicura- troverò un altro modo di difendere mia moglie, i miei due figli e la nostra azienda».