Cazzago san Martino (Brescia), 18 gennaio 2017 - Parla bresciano ed ha le voci cristalline delle tante donne che hanno partecipato alla sua realizzazione “La Rosa di Bagdad”: il primo lungometraggio a cartoni animati realizzato in Europa, recentemente riscoperto grazie agli sforzi del “Centro Culturale e Artistico di Franciacorta” e del suo presidente Gianni Castellini.

“Donna è Zeila, la protagonista – sottolinea Castellini - come donne furono tante delle lavoratrici che parteciparono al mastodontico progetto per cui furono realizzati migliaia e migliaia di disegni su acetato, di cui purtroppo resta un solo esemplare. Nella pellicola si sente tutta la presenza delle anime delicate che aiutarono l’ideatore a realizzare il suo più grande progetto, accentrato attorno alla figura della 13enne “rosa” che fa perdere la testa al giovane artista la cui storia ricorda tanto quella del film Aladdin di Disney, realizzato quasi 50 anni dopo”.

La favola a disegni è stata raccontata dal geniale regista camuno Anton Gino Domenighini e ha cominciato a prendere vita sul finire del 1942. Personaggio straordinario e di indubbi tratti e ispirazioni dannunziane, Domenighini si recò a Fiume col Vate e poi per qualche anno ne fu, oltre che tra i più cari amici, il portavoce, quello che oggi sarebbe chiamato l’addetto stampa. Dopo aver lasciato il Vate e dopo un periodo trascorso a fare pubblicità per aziende di caratura internazionale, il regista camuno ebbe l’idea (per i tempi avveniristica) di realizzare il film a cartoni animati. La storia è quella di un pifferaio innamorato di una principessa, oggetto però delle mire di un perfido sceicco.

Molto di Gabriele D’Annunzio si trova nell’impianto del lavoro e nei caratteri delle donne impetuose e romantiche. A tratti rammentano quella “Figlia di Iorio”, che il vate scrisse mentre era ospite a casa dei suoceri di Domenighini. Il lavoro cinematografico ha la luce a Bornato di Cazzago San Martino dove la Ima Film, società di proprietà di Domenighini, si è trasferita nel 1942 in seguito a un violento bombardamento su Milano. Due sono state le sedi prescelte: Villa Fe’, dove furono impiantate le attrezzature e dove si lavorava da mattina a sera e Villa Secco D’Aragone, dove erano ospitate le maestranze. Al lavoro c’erano scenografi, disegnatori, tecnici e coloristi. Le donne impegnate concretamente nell’opera furono 22: quattro milanesi e 18 franciacortine, quasi tutte di Bornato. Ad esse vanno ad aggiungersi le doppiatrici e le cantanti tra cui il personaggio più noto è l’allora 17enne Julie Andrews, alla sua prima esperienza lavorativa importante, assoldata da Domenighini per l’edizione in inglese della “Rosa di Baghdad”. A tale proposito la Andrews disse: “Ricordo vedendo il film di avere pensato che l’animazione era bellissima. Ora sono felice di avere fatto quel lavoro perché da allora non ricordo di avere mai più affrontato materiale così tecnicamente complesso”. Concorsero alla creazione anche le mogli del regista e dei disegnatori, che parteciparono attivamente a quella che a tutti gli effetti divenne una sorta di comune artistica.

“Più di tutto quello che vivemmo- spiega una delle coloritrici del film Catina Tonelli- fu un periodo felice e di grande ispirazione per tutti noi”. Catina ricorda che la “Rosa di Baghdad” permeò l’intera Bornato di un’aurea quasi magica. Nel 1949 il film,che per un periodo ha illuso molti della nascita di una scuola italiana da contrapporre alla Walt Disney, ha trionfato al Festival di Venezia.