Milano, 6 gennaio 2016 - "Hey critichino!". Così urlava Cristiano Godano nel 1994. Era il debutto dei suoi Marlene Kuntz, dalla sperduta provincia di Cuneo al resto del mondo con un rock sporco, in bilico fra noise e cantautorato. Ne sono passati di anni. E lo stesso Godano nel frattempo è divenuto scrittore, attore, docente universitario. Stasera alle 21.45 lo si incrocia al Belleville, vivacissimo locale di Paratico nel Bresciano per la rassegna «#ARTIgianiDIversi» (ingresso gratuito). Una chiacchierata con Luca Barachetti su questi 25 anni di musica e qualche brano proposto in solitaria dal vivo. In attesa di rivedere in tour tutti i Marlene Kuntz per il ventennale de 'Il Vile'. Altro album che ha segnato indelebilmente gli Anni ’90.

Godano, come nasce una sua canzone?
"Musicalmente da un lavoro di gruppo. A volte in maniera radicale, nel senso che tutto è creato da noi tre insieme in sala prove; a volte in maniera parziale, con il gruppo a mettere a fuoco mie eventuali idee di songwriting casalingo. I testi nascono invece o dalla forza persuasiva di intuizioni che mi obbligano a fermarne i tratti salienti, o da un lento corteggiamento dell’ispirazione, favorito spesso da un confronto con altre espressioni artistiche: una lettura, un ascolto, una visione".

È cambiato il suo modo di lavorare nel corso degli anni?
"La parte del confronto è diventata col tempo un buon metodo: quando le intuizioni latitano e mi pare di non aver più idee per proseguire la mia carriera di autore, con molta calma e nessun panico lo favorisco, sapendo che prima o poi qualcosa accadrà".

Perché riprendere “Il Vile” dopo tanto tempo?
"Sono situazioni collaudate in giro per il mondo. Ogni band ha nel suo percorso due o tre dischi che per decine di motivi assurgono allo status di “miti” ed è sempre più consueto al giorno d’oggi decidere di celebrarli con un tour. Credo sia una necessità di carattere molto pratico: se non sei un super best seller che vende milioni di copie, hai la necessità di suonare dal vivo, dato che i dischi la maggioranza della gente se li prende gratis, annichilendo il business legato alla vendita dei supporti. Per fortuna noi ci divertiamo moltissimo a suonare dal vivo, per cui è tutto all’insegna del piacere e dell’amore per la musica".

Crede sia stato simbolo di un certo spirito Anni Novanta?
"È stato un disco molto, molto importante per l’underground di allora. Era un periodo di particolare entusiasmo nei riguardi di un certo tipo di rock: anche persone non proprio avvezze alle sue atmosfere vi si avvicinavano, spinte dalla moda. Ora quella moda è scomparsa e quel tipo di rock è tornato a essere per pochi".

Che momento è per i Marlene Kuntz?
"Stiamo cercando di essere fighi e credibili anche a 50 anni".

Altri progetti oltre alla tournée?
"Per ora è quello l’obiettivo, in estate vedremo il da farsi: forse pretenderemo da noi stessi di fermarci per fare un disco, con calma e ponderatezza. Anche la letteratura prima o poi potrebbe ritornare".