Milano, 21 luglio 2017 - Tenace, coraggiosa ma, soprattutto, brava. Marialuisa Veneziano, nata e cresciuta a Roma da genitori calabresi, è fra le organiste emergenti più interessanti della sua generazione. Ospite questa sera nella chiesa della Santissima Trinità di Ponte di Legno, per il concerto d’apertura della rassegna «Un mare di cultura...», in programma musiche di Handel, Babou, musicista francese ancora poco conosciuto e Pergolesi.

Il festival propone incontri letterari e una sezione musicale curata dal pianista Ramin Bahrami che si esibirà il 16 agosto. Trent’anni, diplomata in pianoforte ed organo Veneziano racconta le sue intelligenti e inusuali scelte artistiche:«A chi mi chiede perché ho scelto di essere un’organista rispondo:amo l’immensità dello strumento e viaggiare nell’incredibile repertorio ad esso dedicato». Perché inserire un concerto d’organo durante una rassegna estiva?

«L’organo che suono stasera è del XVII secolo circa, l’epoca di Frescobaldi. è piccolo, ha una sola tastiera e una pedaliera ma è brillante dal punto di vista sonoro. Sono ammirata dall’attaccamento che i dalignesi dimostrano verso il loro antico organo, mantenerlo vivo significa eseguire manutenzioni continue».

Quando ha scoperto la musica classica?

«L’ho ascoltata fin dalla nascita, papà è un organista. Piccolissima mi faceva addormentare facendomi sentire brani di Bach. Mi sono diplomata in pianoforte e poi in organo, il primo è uno strumento completo, mi ha aiutato a capire la sintassi musicale. Per me è stato una via di maturazione che mi ha portato alle tecniche espressive dell’organo».

Come mai è così raro trovare un’organista donna?

«È uno strumento da sempre relegato agli ambienti ecclesiali, le chiese hanno spazi ampi ed hanno bisogno di suoni potenti. Per questo l’organo ha cominciato ad essere considerato “lo strumento da accompagnamento liturgico”, quindi qualsiasi persona con un minimo di preparazione lo può suonare durante la messa. Invece ha un grande repertorio e difficilissimo, quando suoni contemporaneamente tocchi la tastiera, muovi i pedali, sistemi i registri. Ma ogni donna sa fare tante cose insieme: lavora, si occupa della casa, dei bambini. Purtroppo, d a noi è raro ascoltare un concerto per organo. Negli auditorium italiani non ci sono grandi strumenti, mentre sono presenti nelle sale da concerto dei Paesi Scandinavi, in Francia, in Germania. Qui c’è una carenza strumentale, la maggior parte degli organi, è nelle chiese e, spesso sono trascurati. Nel mondo accademico, inoltre, c’è un pregiudizio che tocca l’organo e il suo repertorio, per questo sempre meno studenti lo studiano, eppure all’estero ho assistito a concerti affollati».

È sposata con Bahrami. Oltre la passione per la musica cos’altro condividete?

«L’amore per la nostra bambina e Bach, senza la sua musica non ci saremmo mai incontrati. Ramin non è portato per l’organo, lui è un pianista e sta sul palcoscenico, io suono nascosta in una cantoria, siamo diversi e complementari, indivisibili».