Orzinuovi, 2 agosto 2017 - Lo zen e l’arte del funambolismo. Potrebbe essere uno di quei titoli best seller. Chissà. Per il momento è lo spirito con cui Andrea Loreni affronta la sua disciplina: attraversare il mondo sopra un cavo. Follia o saggezza? Di certo un simbolo antico, che questa volta si trasferisce alla Fiera di Orzinuovi (Bs). Due serate in compagnia di questo quarantenne torinese, fra i più importanti funamboli al mondo. E pensare che tutto è iniziato con una laurea in Filosofia Teoretica. Che le strade del funambolismo sono infinite.

Andrea, cosa succederà a Orzinuovi?

«Per due giorni attraverserò Piazza Vittorio Emanuele II, stendendo un cavo tra il Palazzo Comunale e l’ex Cab. Oggi nel silenzio, per rimanere focalizzati sul gesto corporeo. Domani invece accompagnato dalla musica dal vivo».

Dove lavora di solito?

«I contesti sono i più diversi: dalle feste alle cerimonie d’inaugurazione fino agli eventi in piazza o perfino negli stadi, come mi è capitato con Vasco Rossi. L’importante è che gli spazi siano ampi, visto che la mia specialità è l’attraversamento a grandi altezze. È questo il mio lavoro da undici anni».

Quando ha cominciato?

«Nel 1997 mi sono avvicinato agli spettacoli da strada, prima con un po’ di giocoleria, poi concentrandomi sempre più sull’equilibrio. In qualche modo credo di avere trasferito il gusto della ricerca che applicavo alla filosofia, in qualcosa di più gestuale, concreto».

Come s’intreccia questo con la meditazione zen?

«Sul cavo ho vissuto molte cose. Essendoci un rischio reale, una condizione critica, entrano in campo fattori psicofisici peculiari, che si sviluppano velocemente. La tua attenzione è tutta sul presente, su quello che stai facendo».

Il pensiero diventa selettivo?

«No, il pensiero non serve proprio a nulla. Non devi pensare dove sei, devi solo esserci col corpo, stare sul cavo, sentire il bilanciere. Non puoi pensare a come aggiustare una situazione, devi agire. Anch’io inizialmente credevo che la meditazione zen fosse tutta pensiero. Invece il livello corporeo è fondamentale per vivere il presente. Io posso anche essere preoccupato per la bolletta da pagare, ma in questo preciso momento parlo con te. Nient’altro. È una verità fattuale, non speculativa, autentica».

La paura?

«C’è sempre. Ma mi ci sono abituato, non c’è la paura di vivere la paura. Diciamo che è una situazione in cui so stare, almeno sul cavo. Poi la vita è anche un’altra cosa. Qui invece vai oltre il primo passo, scopri il nuovo. È la libertà dai condizionamenti mentali».

Perché parla di archetipo?

«Perché ognuno guardandomi vede ciò che vuole: libertà, coraggio, la propria strada per quanto sia stramba. E questo succede perché in qualche modo non sono più io. Lascio spazio a qualcosa di più grande».