Bergamo, 12 ottobre 2017 - "È la fine di un incubo durato un anno", afferma tra le lacrime. È finalmente sollevato, libero da un peso infamante, il 40enne della Valsabbia arrestato nell’ottobre di un anno fa con l’accusa di avere abusato sessualmente della figlia (è maggiorenne da un anno) per quasi quattro anni da quando ne aveva solo 14. "Assolto dall’accusa di violenza sessuale perché il fatto non sussiste, assolto da quella di maltrattamenti perché il fatto non costituisce reato", così il giudice Maria Chiara Minazzato ha deciso chiudendo il processo a carico del 40enne ai domiciliari dall’ottobre di un anno fa e rimesso immediatamente in libertà. Per lui il pubblico ministero Paolo Mandurino aveva chiesto 8 anni e mezzo di carcere. I suoi legali, gli avvocati Enrico Cortesi e Maria Elena Poli, l’assoluzione.

"Siamo davanti una sorta di vendetta della figlia – hanno sostenuto nella loro arringa – La ragazza nutriva rancore perché il padre l’aveva riconosciuta solo alcuni anni dopo la nascita. Il loro rapporto era deteriorato. In più la ragazza, come ha riconosciuto la perizia chiesta dal tribunale, soffre di una patologia psicologica e questo ha influito sul suo racconto".

Il giudice, che si è preso 70 giorni per depositare le motivazioni della sentenza, ha sposato questa tesi. La ragazza aveva raccontato degli abusi in un tema scolastico. Da qui era partita la segnalazione alla magistratura. In un primo momento la giovane, che dopo avere vissuto in una comunità e a casa della nonna materna ora abita con alcune amiche, aveva ritrattato tutto per poi confermare ancora una volta gli abusi.

"L’ho già perdonata – spiega il 40enne al termine dell’udienza – Le porte per lei sono sempre aperte". Diverso il pensiero della figlia: "Sono senza parole. Se vuole ricostruire il rapporto deve essere lui a fare il primo passo – afferma fuori dall’aula ricordando di avere scritto al genitore nei mesi scorsi per fargli gli auguri – Quando ho sentito il pm chiedere 8 anni e mezzo di carcere mi si è fermato il cuore. Resta sempre mio papà".