Chiari, 15 ottobre 2016 - «Non esiste un allarme richiedenti asilo. Le tre persone finite in carcere per la violenza sessuale di Chiari avrebbero commesso lo stesso reato anche se si fossero spezzati la schiena per tutto il giorno in campagna. C’è chi dice che vanno espulsi, nemmeno sa che potrebbe accadere solo quando avranno scontato una eventuale condanna». Il prefetto di Brescia Valerio Valenti lo ha sottolineato al termine del tavolo sulla sicurezza a cui oltre ai vertici provinciali di carabinieri, polizia e Guardia di Finanza hanno partecipato anche il procuratore generale di Brescia, Pier Luigi Maria Dell’Osso, e il sindaco di Chiari, Massimo Vizzardi.

«La violenza di Chiari, quella di Castelcovati di pochi giorni prima ai danni di una 87enne e gli episodi di pedopornografia portati alla luce dalla Procura nei mesi scorsi rappresentano tre diversi aspetti di uno stesso problema: la violenza di genere», ha spiegato il prefetto. Il prefetto ha comunque chiesto ai sindaci di collaborare nel monitoraggio sulle cooperative e associazioni che hanno in carico la gestione dei 2.530 richiedenti asilo presenti tra capoluogo e provincia. Proseguono nel frattempo le indagini sullo stupro denunciato nella notte tra lunedì e martedì dalla 22enne di Chiari. In carcere restano i tre pachistani, tutti richiedenti asilo, riconosciuti dalla ragazza attraverso alcune fotografie. «Nessuna violenza – si sono difesi davanti al gip Paolo Mainardi –. Il rapporto è stato consenziente e l’abbiamo pagata 15 euro. Alla fine ci ha lasciato anche il suo numero di telefono». Proprio questo ultimo aspetto, il contatto telefonico lasciato nelle rubrica del cellulare, è al vaglio degli investigatori. Una risposta potrà arrivare a breve anche dall’analisi delle impronte digitali isolate sul cellulare messo sotto sequestro.

Diverso il racconto della 22enne che ha voluto dire la sua sulle colonne del settimanale InChiariWeek. «Mi hanno detto che volevano fare sesso e che erano pronti a darmi 30 euro – ha raccontato la ragazza –. Quando ho cercato di allontanarmi mi hanno preso per un braccio e trascinata nel parco. Mi dicevano che se non stavo ferma mi avrebbero ammazzata. Mi hanno lasciata intorno a mezzanotte intimandomi di non raccontare nulla. Quando mi sono ripresa ho chiamato il mio fidanzato denunciando tutto. Devono pagare, anche con la castrazione chimica».