Brescia, 23 giugno 2017 - Il Gip Luca Tringali ha accolto in parte l’opposizione alla richiesta di archiviazione nei confronti del romeno di 32 anni, finito in carcere a ottobre con l’accusa di avere violentato a Castelcovati la vicina di casa 87enne e rimesso in libertà una decina di giorni dopo, quando gli esami scientifici dimostrarono che il liquido seminale trovato nella casa dell’anziana non era il suo. Era invece emerso che la signora aveva una relazione con un 69enne. Il giudice ha disposto che siano riprese le impronte digitali all’operaio romeno, che in questi giorni si trova nel suo Paese, alla donna e a suo figlio per confrontarle poi con quelle isolate su alcuni oggetti ritrovati nell’abitazione dell’anziana: una lattina di bibita, una torcia e un coltello.

Quattro i mesi di tempo per consentire di svolgere il nuovo esame. Se dovessero essere evidenziate le impronte del romeno, allora si passerebbe a esaminare ancora una volta le tracce biologiche trovate sulle lenzuola e la coperta su cui sarebbe avvenuta la violenza, a detta della donna, ma dove a oggi non è mai stato isolato il dna del manovale.