Brescia, 15 dicembre 2017 - Ha preferito restare in silenzio protetto da coloro che in questi quattro anni lo hanno sempre difeso. Mirco Franzoni, il trentatreenne di Serle condannato - con l’attenuante di avere agito in stato d’ira dopo aver subito un fatto ingiusto - a 9 anni e 4 mesi di reclusione per avere ucciso nel dicembre del 2013 con un colpo di fucile un ragazzo albanese che poco prima aveva cercato di rubare in casa di suo fratello, ha trascorso così la prima giornata dopo la condanna emessa dalla Corte d’Assise di Brescia.

«Ci aspettavamo che il reato potesse venire riqualificato da omicidio volontario a colposo – ha invece commentato il suo legale, l’avvocato Gianfranco Abate –. Aspettiamo le motivazioni anche per capire il perché siano stati rinviati alla Procura gli atti per valutare la posizione del padre e del fratello di Franzoni oltre che di due vicini». Tutti e quattro potrebbero finire nei guai per la loro testimonianza a favore di Mirco. Per il pm Caty Bressanelli e per l’avvocato dei familiari del ventiseienne albanese ferito mortalmente in molti hanno cercato di “coprire” il trentatreenne creando a Serle una sorta di clima omertoso. Un’accusa alla quale ancora una volta il sindaco di Serle Paolo Bonvicini non ha voluto rispondere.