Brescia, 10 settembre 2017 - Primi giorno di scuola senza libri per i 150 studenti con disabilità visiva della provincia di Brescia. I testi ci sono, ma resteranno ancora per un po’ sugli scaffari del Centro non vedenti di Brescia. «Non possono entrarne in possesso», è la denuncia di Piera Sciacca, presidente di Bambini in Braille Onlus. I genitori hanno acquistato a giugno i testi scolastici necessari per i loro figli; gli esperti del Centro, ente di diritto privato ma finanziato interamente dal pubblico, li hanno adeguati, come sempre, alle esigenze visive di ogni singolo ragazzo, facendone versioni in braille, con ingrandimenti o in formato elettronico. «Colpa delle lungaggini burocratiche legate alle nuove linee guida sull’inclusione scolastica emesse qualche mese fa dalla Regione Lombardia», spiega Sciacca. La Regione ha voluto, infatti, uniformare la modalità di erogazione di servizi di inclusione scolastica, visto che fino ad ora ogni provincia faceva a modo suo. L’Ats di Brescia, quindi, ha dovuto fare un bando, chiuso il 31 agosto, per creare una lista di enti accreditati (ce ne sono cinque, tra cui il Centro). Sempre l’Ats deve vagliare la documentazione presentata dalle famiglie tramite i Comuni. I richiedenti potranno poi scegliere l’ente accreditato a cui affidare il proprio figlio, ma i progetti personalizzati dovranno essere ulteriormente vagliati dall’Ats. A quel punto può iniziare il percorso e si potrebbero «smobilitare» anche i libri già pronti. «Un lavoro enorme – commenta Elena Trainini, vicepresidente – domani inizia la scuola e i nostri figli inizieranno senza libri e senza tiflologi». Domani le famiglie in braille si incontreranno per un sit in di protesta sotto il Pirellino.

«Noi famiglie siamo nel caos totale - prosegue Sciacca - ci troviamo a dover spiegare agli assistenti sociali o ai funzionari dei Comuni di che cosa ha bisogno un bambino con deficit sensoriale a scuola. Loro, che dovrebbero sapere la differenza tra un assistente alla persona e un assistente alla comunicazione, ci mettono in panico interpretando la legge a loro piacimento a causa dei tagli della Regione». Per le famiglie la scuola era l’ultimo dei pensieri, perché c’era la sicurezza di poter contare sul Centro. «Eravamo in una botte di ferro e non mi pare una colpa visto che già seguire i nostri bambini ci risulta un tantino più complesso del normale - sottolinea Sciacca - senza autocommiserazione ma con la piena consapevolezza che dobbiamo sgobbare un po’ più degli altri per dare ai nostri bambini le pari opportunità che meritano. Noi abbiamo bisogno di supporti specifici adeguati, supporti pedagogici non assistenziali. E qui – conclude Sciacca - risulta difficile farlo comprendere anche alla Regione che ha scelto di dare la competenza sulla disabilità sensoriale alla Sanità e non all’Istruzione».