Brescia, 5 ottobre 2017 - Si scaglia imprecando contro un quadro di Adolf Hitler esposto in mostra, cerca di danneggiarlo con un oggetto misterioso, probabilmente un cacciavite. Ma una guida interviene e mette in fuga il visitatore iconoclasta. Al MuSa di Salò, il museo aperto sul Garda nell’estate 2015 dove è in corso una rassegna curata dal critico Vittorio Sgarbi, «Museo della follia, da Goya a Bacon» (fino al 19 novembre), martedì pomeriggio sono rimasti tutti di stucco.

Dopo  avere pagato regolarmente il biglietto, essersi munito di audioguida e avere iniziato la visita, un uomo descritto come un quarantenne italiano di apparenza ordinaria, jeans e camicia, ha dato in escandescenze. A scatenare il raptus, un piccolo olio su tela senza titolo dipinto dal dittatore tedesco da giovane, all’epoca in cui nutriva velleità artistiche (Hitler aveva pure provato il test di ammissione all’Accademia di Belle arti di Vienna ma era stato bocciato). Una raffigurazione di porte dipinte in sequenza geometrica, con in primo piano due personaggi sbiaditi.

«Non certo un’opera d’arte, piuttosto una crosta di rara bruttezza di un collezionista di Berlino - ammette il presidente del MuSa Giordano Bruno Guerri - mai esposta prima in Italia». Ma a fare salire il sangue al cervello al visitatore certo non è stata l’estetica zoppicante del pezzo di tela. «Io martedì non c’ero – prosegue Guerri, soddisfatto per l’exploit della rassegna, vista da 35mila persone -. Il personale mi ha chiamato per avvertirmi che per le sale mezze vuote si aggirava questo individuo in stato di alterazione. ‘Dov’è il quadro di quel pezzo di m...a di Hitler?’, urlava. Poi, quando l’ha trovato, ha fatto per lanciarsi contro, pare avesse un cacciavite. Una guida lo ha bloccato avvertendolo che avrebbe chiamato i carabinieri, e quello si è allontanato».

Il quadro è stato staccato dalle pareti per verificare eventuali danni, che non risultano, quindi rimesso al suo posto. «È un episodio grave, stiamo valutando se sporgere denuncia. Adesso comunque provvederemo a proteggere meglio questo documento storico. Perché pazzo chiama pazzo, si sa». Per Vittorio Sgarbi, che ha curato la mostra sulla follia, non c’è dubbio: «Il gesto del visitatore esagitato è una chiara e prevedibile manifestazione di fianite – sottolinea riferendosi alla legge Fiano da poco approvata alla Camera, che imprime una stretta sulla propaganda fascista -. Se riaccendi l’interesse per qualcosa che è morto e sepolto da anni il rischio è provocare e riaccendere curiosità e odio tra i vivi. La guerra è follia, e Hitler è un pezzo di storia. L’esposizione di quest’opera è priva di intenti polemici e non vuol essere un’esaltazione. È peraltro una tela talmente modesta che potrebbe essere anche un falso, chi lo sa».