Brescia, 5 dicembre 2017 - C’è sempre qualcosa di sospetto nella pretesa di distribuire voti e certificati in un mondo - quello della buona cucina - dove l’elemento soggettivo è dominante. Ma ci sono tendenze e orientamenti che disegnano una geografia credibile della qualità e dell’eccellenza. E se è vero, almeno una cosa è certa: nessun altro territorio della Lombardia riesce, come il Bresciano, a fare breccia nelle maggiori guide gastronomiche “edizione 2018” appena arrivate sui banconi delle librerie. Con una costante che sembra interessarle trasversalmente: tra Garda e Iseo veleggia l’alta cucina, per intenderci, quella blasonata degli “stellati” Michelin; ma fanno un figurone anche trattorie e ristoranti dove si spende il giusto e si mangia come si deve. 

Prima evidenza: il capoluogo non riesce a tenere il passo della provincia. A stupire è invece la piccola Gargnano del Garda che fa man bassa sulla prestigiosa Guide Rouge con le ambitissime stelle in ben 3 ristoranti (nell’edizione 2018 c’è la new entry di Villa Giulia con lo chef Maurizio Bufi), caso più unico che raro in Italia tenendo ovviamente conto della sua relativa popolazione (meno di 3mila abitanti). A proposito di Michelin, è doveroso salutare la persistente leadership del bretone Philippe Leveillé (Miramonti L’Altro di Concesio) e ricordare il recente trasferimento della brava Nadia Vincenzi da Castrezzato a Erbusco, in un cascinale seicentesco della famiglia Moretti. 

Grandi elogi per il Bresciano anche dalla Guida del Touring Club che nell’Olimpo della ristorazione piazza il Miramonti L’Altro (sempre lui), ma anche “Al Gambero” di Calvisano, assegnando il simbolo di “cucina d’autore” al “Capriccio” di Manerba, a Villa Feltrinelli di Gargnano e al Leonefelice (L’Albereta) di Erbusco. A stabilire una gerarchia dei valori ci pensa anche la Guida “I ristoranti d’Italia” dell’Espresso che mette sull’altare Riccardo Camanini del Lido 84 di Gardone Riviera, premiandolo per il miglior risotto dell’anno e attribuendogli ben “4 cappelli” (ovvero “cucina eccellente”).  Atteso anche il responso del “Gambero Rosso”, con qualche conferma e qualche sorpresa: 3 forchette sempre al Miramonti L’Altro, ma in vetrina ci finiscono anche «i 3 gamberi» (migliori trattorie) per “La Madia” di Brione e l’“Osteria della Villetta del 1900” di Palazzolo sull’Oglio e le “3 cocotte” (migliori bistrot) assegnate al «Lanzani Bottega&Bistrot» di Brescia. Senza scordare i punteggi più alti: alle spalle del solito “Miramonti L’Altro” (90 punti), si piazzano “Lido 84” (87) e Villa Felltrinelli (86). 

Ma le sorprese arrivano da altre due guide. C’è la “Gatti Masobrio” che concede ben 11 “corone radiose” nel Bresciano e vale la pena citare alcuni locali come il Castello Malvezzi e la Trattoria Urbana Mangiafuoco (entrambi a Brescia), il “Carlo Magno” di Colleberato, l’osteria “H2O” di Moniga del Garda e la Trattoria Castello di Serle. Ciliegina sul gelato, le 4 locande che riescono a strappare la chiocciola alla guida Slow Food per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza: “Lamarta” di Treviso Bresciano, Osteria della Villetta di Palazzolo sull’Oglio, La Madia di Brione e Le Frise di Artogne. Come dire: le stelle che fanno blasone saranno anche altrove, ma gli applausi a scena aperta sono per i piccoli, grandi eroi della buona cucina del territorio.