Brescia, 14 luglio 2017 - Per il consulente della Procura, l’aneurisma che l’ha fatto finire in coma non può essere collegato con certezza ai calci e ai pugni presi nel corso di una violenta rissa scoppiata all’alba del 2 aprile dell’anno scorso nel parcheggio della discoteca LattePiù. Per questo il pm, nel corso dell’udienza preliminare, ha chiesto l’archiviazione per i due giovani indagati per quella vicenda, accusati di lesioni gravissime dopo che alcuni testimoni li avevano riconosciuti come i due aggressori di un trentenne che da quella mattina non ha più avuto una vita normale a causa delle ferite riportate. Alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero si è però opposto il difensore del trentenne, l’avvocato Ennio Buffoli, che davanti al gup Luca Tringali ha sottolineato che, sebbene la relazione del consulente tecnico non sia in grado di stabilire una relazione tra i colpi ricevuti e l’aneurisma, non può essere negato che quella mattina nel parcheggio della discoteca sia avvenuto un pestaggio che ha provocato al trentenne un violento trauma cranico dovuto anche alla caduta sull’asfalto.

Il giudice ha disposto l’imputazione coatta nei confronti dei due indagati, decidendo di scogliere la riserva già nel corso dell’udienza di ieri, senza prendersi altro tempo per studiare ulteriormente il fascicolo. Il gup ha quindi ordinato al pubblico ministero di chiedere il rinvio a giudizio nei confronti dei due imputati per il reato di lesioni gravissime. Nella rissa era poi rimasto ferito anche un altro ragazzo, un 25enne pure lui bresciano, che era intervenuto per cercare di riportare la calma tra i contendenti. Per tutta risposta era stato anche lui colpito con calci e pugni, riportando fortunatamente delle lesioni molto più lievi. La zuffa finita con il ricovero d’urgenza in ospedale per il trentenne era scoppiata intorno alle 4 del mattino nel piazzale del locale notturno del capoluogo.

All'origine futili motivi, una risposta sgarbata nei confronti di una ragazza da parte di uno dei due indagati. In breve dalle parole e dagli spintoni si era passati alle botte. Ad avere la peggio era stato il trentenne trasportato alla Poliambulanza dove era stato ricoverato nel reparto di Rianimazione. Le indagini della Mobile, coordinate dal sostituto procuratore Silvia Bonardi, avevano portato all’identificazione dei due responsabili che successivamente erano stati querelati dalle vittime del pestaggio.