Brescia, 10 settembre 2017 - Che l'esposizione a metalli non sia salutare è abbastanza intuitivo. Ma gli studi dell’équipe di Roberto Lucchini, docente di Medicina del lavoro dell’Università di Brescia e alla Icahn School of Medicine at Mount Sinai Hospital di New York, che dal 2012 dirige il World Trade Center data Center at Mount Sinai, dicono qualcosa di più. Pochi giorni fa è stato pubblicato uno studio che rivela come l’esposizione al manganese durante la gravidanza e nei primissimi periodi post nascita possa avere degli effetti sullo sviluppo neuromotorio, soprattutto nelle bambine.

«Abbiamo usato – spiega Lucchini – la metodologia sviluppata dal collega Manish Arora, che parte dall’analisi della dentina. Il dente cresce come i cerchi degli alberi. Grazie a una tecnologia sofisticata, si può ricostruire la storia della persona, sin dalla prima settimana di gravidanza». Andare così indietro è fondamentale, perché è nella “pancia della mamma” che si programma il futuro, anche da un punto di vista della salute.

A Brescia c’è una lunga tradizione di studi sull’esposizione alle ferroleghe, soprattutto in Val Camonica (dove c’è anche un’alta incidenza di Parkinson). «Siamo partiti dai lavoratori – ricorda Lucchini – e abbiamo visto una relazione tra l’accumulo di metalli come piombo e manganese, e problemi a livello di funzioni motore e cognitive». Si è arrivati quindi a studiare i giovani con la metodica della dentina, escludendo dal campione chi ha già delle patologie e scoprendo che un 10% di ragazzi esposti a ferroleghe soffre di disturbi del neurosviluppo.

«L’ultimo studio pubblicato – spiega Lucchini – si focalizza sulle differenze di genere. Le bambine sono più sensibili all’esposizione al manganese prima e subito dopo la nascita». A breve saranno pronti anche studi ulteriori sulla correlazione tra esposizione a ferroleghe e sviluppo cognitivo e autismo. Un lavoro importante, finanziato anche degli Stati Uniti, che vedono in Brescia un campo di studio interessante per l’esposizione alle ferroleghe. Ricerche analoghe sono state fatte a Taranto e a New York, tra i bambini nati dopo l’11 settembre. «Sapere quanto conta l’ambiente è interessante perché si può far qualcosa per ridurre l’impatto. Questa conoscenza – conclude Lucchini – dovrebbe tradursi in messaggi di tipo educativo durante la gravidanza».