Brescia, 15 luglio 2017 - A febbraio da Catania sono saliti a Brescia per mettere a segno una rapina in banca e ora all’ombra del Cidneo, dietro le sbarre di una cella del carcere di Canton Mombello, rischiano di restarci per parecchio tempo. Il pubblico ministero Corinna Carrara ha chiesto che siano condannati a 5 anni e 4 mesi di carcere i tre siciliani, due cugini e un complice di età tra i 30 e i 45 anni, che lo scorso febbraio hanno tentato di rapinare la filiale Ubi Banca di via Masaccio, nel quartiere di San Polo, a poca distanza dalla questura. I tre malviventi intorno alle 15 del 20 febbraio sono entrati nell’agenzia dell’istituto di credito, dove in quel momento c’era una ventina di persone tra dipendenti e clienti. Armato di taglierino, il terzetto ha intimato a chi era presente di entrare nel bagno della filiale dopo aver consegnato i telefonini. Il colpo, studiato forse dopo una serie di sopralluoghi nei giorni precedenti, doveva concludersi in breve e con un bel bottino.

Così però non è stato: uno degli ostaggi, una donna parecchio coraggiosa, ha tenuto con sé il cellulare e appena ha avuto l’occasione ha chiamato le forze dell’ordine. Pochi secondi di telefonata in cui ha fornito agli agenti della vicina questura i dettagli più importanti. I tre banditi si sono così trovati in trappola e davanti ai poliziotti non hanno potuto fare altro che mettere a terra i taglierini e arrendersi senza opporre resistenza, dopo avere tentato una disperata fuga dal retro della banca. I tre «trasfertisti» del crimine sono quindi stati arrestati e trasferiti nel carcere di Canton Mombello dove sono ancora detenuti. Tentata rapina, sequestro di persona e porto abusivo di arma i reati contestati nel processo che si sta celebrando con il rito abbreviato. Il gup Cesare Bonamartini ha rinviato l’udienza al prossimo 21 luglio per la lettura della sentenza.