Brescia, 10 febbraio 2018 - Era partita dal suo Paese, Benin City, in Nigeria, con la speranza di venire a Brescia a lavorare come commessa e di guadagnare abbastanza per mantenere i suoi due bambini. Invece, dopo un viaggio da incubo, in cui ha assistito a uccisioni e sfiorato la morte su un barcone, è arrivata a Brescia, dove la aspettavano quelli che credeva essere degli amici. Ed è finita nelle mani di aguzzini senza scrupoli, che l’hanno costretta a prostituirsi (tariffe massime 20 euro) per ripagare le spese del viaggio (800 euro), sotto la minaccia di far del male ai suoi bambini.

L’incubo per una 23enne nigeriana è finito il 5 giugno dello scorso anno quando, in stazione a Brescia, ha incontrato un agente della Polizia locale. "Gli agenti – sottolinea l’assessore alla Polizia locale Valter Mucchetti – si sarebbero potuti limitare all’identificazione della donna, invece sono andati oltre, portando alla luce una storia di sfruttamento della prostituzione e ridando speranza alla donna".

I due aguzzini sono stati arrestati: la maîtresse, 34 anni nigeriana, è finita in carcere, mentre il compagno, 33enne connazionale, ha l’obbligo di firma alla Polizia giudiziaria. "I due – spiega il vicecommissario Massimiliano Leoni – fanno parte di una rete molto ampia, a livello nazionale. E’ ormai acclarata la presenza di una mafia nigeriana". Ora la giovane è stata inserita in una comunità protetta. Grazie a un progetto del Comune per aiutare le vittime della tratta, sono già cinque le ragazze tolte dalla strada.