Brescia, 12 gennaio 2018 - L’accordo tra la Diocesi di Brescia, responsabile civile nel processo insieme alla parrocchia di Corna di Darfo, e la famiglia della presunta vittima degli abusi è stato trovato ed è entrato a fare parte degli atti del procedimento penale a carico di don Angelo Blanchetti, ex parroco nella frazione del centro camuno, ai domiciliari da più di un anno con l’accusa di avere violentato un ragazzino (oggi sedicenne) tra il gennaio del 2015 e il maggio del 2016. Alla famiglia di origine straniera del ragazzo, oltre a una importante somma di denaro (parte servirebbe per coprire i costi di istruzione del giovane) sarebbero stati riconosciuti anche altri benefici.

Sui termini dell’accordo tutte le parti hanno preferito restare abbottonatissime. Il risarcimento è stato comunque ufficializzato ieri mattina nel corso della prima udienza del processo durata una decina di minuti. Il processo è stato aggiornato al 24 aprile dopo che la corte ha accolto la richiesta di giudizio abbreviato condizionato all’audizione di un testimone (una genetista). Quel giorno si potrebbe anche arrivare a sentenza. Le prossime settimane serviranno fare arrivare alla famiglia del denunciante la somma pattuita.

La vicenda era emersa alla fine della primavera del 2016 quando il ragazzino, allora quattordicenne aveva deciso di confidarsi prima a un religioso e quindi alla famiglia raccontando quello che avrebbe subito da don Blanchetti che lo stava seguendo nel percorso verso il battesimo. L’adolescente aveva poi confermato il suo racconto anche agli inquirenti. «Gli abusi avvenivano nella cucina dell’appartamento del parroco - aveva spiegato il giovane descrivendo anche la coperta su cui erano consumati i rapporti - Il don mi diceva che se avessi raccontato quello che accadeva tra di noi sarei finito all’inferno». Tutto sarebbe durato per 18 mesi: a metter fine a tutto l’intervento dei carabinieri che nel giugno del 2016 hanno arrestato il parroco inizialmente finito ai domiciliari, poi sottoposto all’obbligo di dimora e quindi nuovamente ai domiciliari dopo essere stato sorpreso lontano dal Comune dove avrebbe dovuto risiedere.

Nel corso della perquisizione nella casa del parroco, trovati dentro una cassaforte parecchi preservativi oltre a una serie di oli lubrificanti. «Sono quelli che usava quando era con me - aveva spiegato il ragazzino - I rapporti avvenivano due volte alla settimana. Non ho mai detto nulla perché avevo paura». Don Blanchetti ha sempre negato ogni addebito. Dopo la denuncia fatta dal ragazzino un’altra persona aveva raccontato di essere stata abusata dal parroco. «Avevo nove quando ho subito gli abusi, adesso ne ho 35 - aveva scritto prima su un social network l’uomo ribadendo il tutto anche agli inquirenti - Il quel periodo don Angelo era viceparroco ad Artogne». Per queste eventuali violenze don Blanchetti non potrebbe essere processato in quanto ampiamente prescritte.