Brescia, 5 luglio 2017 - Per gli inquirenti e gli investigatori è il “nero”, circa 900mila euro, che tra il 2010 e il 2015 sarebbe stato accantonato evadendo il fisco. Si tratterebbe del tesoretto che Francesco “Frank” Seramondi, ucciso a colpi d’arma da fuoco l’11 agosto di due anni fa insieme alla moglie Giovanna Ferrari all’interno della loro pizzeria d’asporto alla Mandolossa, avrebbe tenuto nascosto e che è venuto alla luce nel corso delle indagini sul duplice omicidio compiute dalla Mobile prima e dalla Guardia di Finanza.

Per quei denari tenuti in due cassette di sicurezza e in casa così da nasconderli al Fisco sono finiti nei guai in quattro: Marco Seramondi, il figlio delle due vittime della strage e amministratore di fatto della società, due fratelli di Frank (uno di loro è il rappresentante legale della società a cui fa riferimento l’attività commerciale) e l’impiegata dell’attività della Mandolossa teatro dell’omicidio. Riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte i reati contestati a vario titolo ai quattro indagati che venerdì compariranno davanti al gup Alessandra Sabatucci per l’udienza preliminare al termine della quale potrebbe essere disposto il loro rinvio a giudizio.

Per il duplice omicidio della Mandolossa in primo grado (il processo si è celebrato con il rito abbreviato davanti allo stesso giudice Alessandra Sabatucci) sono stati condannati all’ergastolo i due esecutori materiali, il pachistano Mohammad Adnan e l’indiano Sarbjit Singh, a 20 anni l’indiano Santokh Singh che aveva partecipato alla realizzazione del piano e a 6 anni Gurjet Singh un terzo indiano indiano che aveva fornito le armi utilizzate nell’omicidio dei coniugi Seramondi e nell’agguato contro il loro collaboratore Arben Corri, ferito un paio di settimane prima nei pressi della pizzeria.