Orzinuovi, 12 agosto 2017 - La vita vista con gli occhi di Giannino, 47 anni, in carrozzina dalla nascita, assume una prospettiva difficile da immaginare per chi si muove senza problemi. Bisogna toccare con mano e vedere che cosa succede quando si gira in sedia a rotelle e la giornata improvvisamente si interrompe per colpa di un gradino. «Sono ovunque quei maledetti gradini». O di una goccia di pioggia. Per un disabile anche un gesto ordinario come quello di salire su un bus riserva incognite. I mezzi devono essere attrezzati di pedane. E le pedane devono funzionare. Circostanze che non è scontato si verifichino. «Che trasporto pubblico è? – si sfoga Giannino – Io non mi scoraggio. Ci sono abituato. Ma gli altri? Chi per esempio è paralizzato per via di un incidente? Per loro è ancora più dura». Originario di Calcinato, Giannino Piazza da sette anni vive in una comunità di Orzinuovi. A luglio, mentre era in ferie, è tornato a casa e ha preso la corriera. E il viaggio è stato un incubo: «La prima volta da Ponte San Marco a Brescia. La seconda da Calcinato a Desenzano. Le pedane non funzionavano, gli autisti non riuscivano a sbloccarle. Sono salito solo perché alcune persone mi hanno caricato di peso».

Giovedì pomeriggio noi de il Giorno siamo andati a trovarlo. E con lui abbiamo ripetuto l’esperimento. Ci siamo messi in attesa dell’autobus in via XX aprile a Orzinuovi. Risultato: solo un mezzo era accessibile. Il primo, arrivato alle 17,40 da Brescia e a fine corsa aveva gradini alti, una pedana automatica il cui funzionamento ha mandato in crisi l’autista, il quale ha suggerito a Gianni di prenotarsi prima di viaggiare. Il secondo, arrivato alle 17.55 dal capoluogo e diretto a Soncino, era invece moderno, dotato di pedane manuali, immediate da aprire. Il conducente ha accostato, è sceso e ha fatto strada alla carrozzina. «La Sia ha comprato 40 bus di ultima generazione – ha chiarito – Ma rimane in servizio qualche mezzo vecchio non attrezzato. O con pedane che spesso sono incastrate». Per Gianni persino raggiungere la fermata, a meno di mezzo chilometro dalla comunità, è stato un percorso a ostacoli. Slalom per salire e scendere dai marciapiedi, dislivelli e radici spesso superabili dalla carrozzina solo grazie alla spinta di un accompagnatore, tombini profondi che rendevano obbligatorie deviazioni in mezzo alla strada.

E poi il cielo minacciava pioggia. «Se prendo una sola goccia si blocca tutto, un guaio – ha spiegato lui indicando il joystick con cui manovra la sedia – Questa è usurata. Attendo il modello nuovo da mesi, ma anche qui c’è da battagliare». Atleta di handbike, («me l’hanno regalata i cittadini di Orzinuovi, hanno raccolto 6mila euro») Gianni ha vinto due volte il Giro d’Italia con i colori della sua società, la Active. E’ un uomo d’acciaio e di sorrisi. «Il direttore esecutivo della Sia, Roberto Salerno, mi ha scritto per scusarsi per la questione dei bus con le pedane non funzionanti. Accetto le sue scuse. Ma non è giusto: le cose devono cambiare».