Brescia, 20 dicembre 2016 - Operazione antiriciclaggio della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato di Brescia: sequestrati, tra il territorio nazionale e quello svizzero, beni e liquidità per oltre 10 milioni di euro. L'attività di polizia giudiziaria, denominata "Pecunia Olet", ha consentito di ricostruire e "seguire" il flusso di denaro proveniente da reati tributari e fallimentari, che veniva successivamente trasferito da un gruppo criminale su conti correnti svizzeri tramite società off-shore.

L’associazione per delinquere era già stata disarticolata nel 2014, quando nell’ambito dell’operazione denominata “Mercato libero”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia, erano stati arrestati 9 soggetti, alcuni dei quali ritenuti contigui a cosche della ‘ndrangheta calabrese. Nonostante gli arresti, i militari della Guardia di Finanza di Brescia, con il personale della Squadra mobile della Polizia di Stato di Brescia hanno continuato l’indagine, riuscendo a individuare la destinazione finale dei flussi finanziari oggetto dell’attivià di riciclaggio attraverso specifici accertamenti bancari sviluppatisi sul territorio nazionale e all’estero per il tramite di attività rogatoriali.

Tali sviluppi investigativi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bergamo, hanno dato origine all’odierna operazione “Pecunia olet”, così denominata in quanto il denaro trasferito lasciava, nei vari passaggi, la propria “scia”. Gli indagati, probabilmente confidando nel famoso “segreto bancario” svizzero e sanmarinese (ormai venuto meno) e nell’utilizzo di società offshore, si sentivano al riparo da qualsiasi eventuale provvedimento della giustizia italiana. Più nel dettaglio, l’attività di riciclaggio era governata da una donna di origine bergamasca, di anni 41, imprenditrice operante nel settore dell’edilizia e attualmente residente in Svizzera.

L'imprenditrice, con l’ausilio dei propri familiari, aveva provveduto a “svuotare” le società edili (società gestite dal sodalizio criminale e intestate a prestanomi) delle risorse finanziarie attraverso trasferimenti bancari da conti italiani, verso conti svizzeri, sanmarinesi e di Singapore. I conti esteri erano intestati a società offshore (scatole vuote formalmente aventi sede a Panama, British Virgin Islands, Marshall Islands) gestite a loro volta da società fiduciarie svizzere. Dietro i predetti schermi vi erano gli indagati, quali titolari effettivi delle operazioni e dei rapporti finanziari. I militari della Guardia di Finanza hanno quindi proceduto al sequestro di immobili e quote societarie sul territorio nazionale. Contestualmente, il Tribunale Federale di Berna, su richiesta rogatoriale inoltrata dall’Autorità giudiziaria bergamasca, ha dato esecuzione a due provvedimenti di sequestro per equivalente e “sproporzione” per alcuni milioni di euro.