Brescia, 11 agosto 2017 - Due anni fa, era la mattina dell’11 agosto, un efferato duplice omicidio scuoteva la Leonessa dal torpore estivo. All’interno del loro laboratorio-pizzeria d’asporto di via Valcamonica (alla Mandolossa) venivano uccisi a colpi d’arma da fuoco il titolare Francesco “Frank” Seramondi e sua moglie Giovanna Ferrari. Un omicidio che arrivava a un mese di distanza dal ferimento di un loro collaboratore l’albanese e per il quale sono stati condannati all’ergastolo il pachistano Mohammad Adnan e l’indiano Sarbjit Singh gli esecutori materiali del delitto arrestati nei giorni successivi al duplice omicidio. Venti anni di carcere la pena per Santokh Singh, sei anni per Gurjet Sing e infine 5 anni e 4 mesi per Jasfir Lalm coinvolti nell’organizzazione. Per loro il 5 settembre si aprirà il processo di secondo grado mentre per altri tre uomini, due indiani e un italiano, è alle battute iniziali il dibattimento in aula per la detenzione delle armi utilizzate nell’agguato.

Se per l'omicidio le condanne sono arrivate, è ancora alla fase dell’udienza preliminare la vicenda che vede indagati Marco Seramondi, il figlio delle due vittime della strage e amministratore di fatto della società che gestisce i punti vendita creati da Frank, due fratelli di Francesco Seramondi (uno di loro è il rappresentante legale della società a cui fa riferimento l’attività commerciale) e l’impiegata dell’attività della Mandolossa teatro dell’omicidio. Riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte i reati contestati a vario titolo ai quattro e legati al ritrovamento nel corso delle indagini sull’omicidio di circa 900mila euro in contanti sequestrati nelle settimane successive dagli agenti della Mobile e dagli uomini della Finanza. Per gli inquirenti si tratterebbe di un tesoretto nascosto al Fisco tra il 2010 e il 2015 periodo nel quale per gli investigatori non sarebbero state pagate tasse per oltre 1,8 milioni di euro. L’udienza preliminare prevista per lo scorso luglio è stata rinviata all’1 di dicembre e nel frattempo il gip Alessandra Sabatucci ha accolto la richiesta della difesa di Marco Seramondi sbloccando una parte del denaro messo sotto sequestro.

Il provvedimento, che che incontrato anche il parere favorevole del pm Paolo Mandurino (il titolare del fascicolo), ha svincolato poco più di 196mila che serviranno per effettuare i pagamenti delle rate del piano di ammortamento concordato con l’Agenzia delle Entrate. La somma sbloccata non tornerà materialmente in mano ai titolari della società che gestisce la pizzeria della Mandolossa, sarà infatti direttamente il Nucleo di polizia Tributaria a saldare i pagamenti