Brescia, 8 ottobre 2017 - «Quando la mamma di una delle ragazze coinvolte in questa brutta storia ha capito che Cipriano era finito in carcere si è messa a piangere: vere e proprie lacrime di liberazione. Per le famiglie delle giovani finite nella sua rete è come essere uscite da un incubo. Cipriano del resto dopo una perquisizione subita nei mesi scorsi aveva cominciato a parlare male della giovane che frequentava in quel momento così da far ricadere la colpa di quel che succedeva tra loro su di lei». A raccontare questo particolare è uno dei carabinieri che giovedì hanno fermato e portato in carcere Carmelo Cipriano, il 42enne arrestato con l’accusa di avere abusato per anni delle allieve minorenni che frequentavano la sua palestra di karate costringendole anche ad avere rapporti sessuali di gruppo.

Le famiglie delle ragazze sono le altre vittime di questa drammatica storia. Padri e madri che hanno visto le loro figlie venire ipnotizzate e plagiate da chi doveva aiutarle nell’attività sportiva e che in alcuni casi avevano fatto entrare in casa. Cipriano infatti aveva instaurato addirittura rapporti di amicizia con i genitori delle sue «fidanzatine« come ricordano gli inquirenti. È il caso della giovane che Cipriano ha iniziato a frequentare nel 2008 quando lei aveva solo 12 anni. «Nel giugno 2013 mi ero fatta male a una gamba – ha ricordato quando è stata sentita dagli investigatori – Carmelo si era detto disponibile a tenermi nella casa che divideva con la sua famiglia per permettere ai miei genitori di andare in vacanza. Mi aiutava a fare i compiti, mi portava in palestra con lui e ovunque io avessi voluto andare». E così aveva l’occasione per restare solo con la giovane e consumare con lei i rapporti sessuali.

Davanti alla figlia che aveva confidato di avere una relazione con il 42enne e di esserne innamorata, un padre e una madre si erano rivolti a una psicologa. Erano infatti comprensibilmente preoccupati per un rapporto che ai loro occhi appariva non alla pari. La professionista gli aveva quindi consigliato di farlo entrare in casa per conoscerlo. «Una manovra concordata con loro – ha spiegato la psicologa - Per permettere alla figlia di vedere l’uomo in casa e in presenza dei genitori». E in quella casa dopo la figlia aveva cercato di «ipnotizzare« anche i genitori. «Diceva che le voleva bene e che voleva stare con lei – racconta uno degli investigatori – Come se fosse davvero un normale fidanzato».