Brescia, 7 ottobre 2017 - Carmelo Cipriano dava la caccia alle sue prede da almeno 14 anni. Così gli inquirenti tratteggiano la personalità dell’allenatore di karate arrestato sul Garda con l’accusa di prostituzione minorile, violenza di gruppo e detenzione di matriale perdopornografico.

«L’ho conosciuto nel 2003, avevo 16 anni ed ero nel gruppo adolescenti della parocchia del paese di Carmelo. Lì lui faceva l’animatore – ha raccontato agli investigatori una delle ragazze coinvolte – Abbiamo iniziato una relazione sentimentale durata quattro anni e fatta di rapporti sessuali completi. Non mi piaceva farlo ma lui mi diceva che se non avessi acconsentito sarebbe rimasto deluso e che l’avrei dovuto assecondare per dargli un segno di amore, per farlo sentire bene». Per la Procura di Brescia da quel momento Cipriano «sistematicamente commette sempre lo stesso tipo reato con le stesse modalità. Dimostra un’assoluta incapacità di contenere l’impulso sessuale che si ripete sistematicamente nel tempo». Il catanese di 42 anni sarà ascoltato lunedì nel carcere di Brescia. Per la Procura avrebbe avuto rapporti sessuali completi, anche in compagnia di altri uomini (tre quelli al momento soltanto indagati), con alcune giovanissime che frequentavano la palestra dove insegnava karate. Ieri mattina il suo legale, l’avvocato Andrea Zanotti, ha avuto la possibilità di incontrarlo: «Si trova in una condizione del tutto nuova, non è mai stato in carcere». Le accuse nei suoi confronti sono pesanti.

I fatti che lo hanno portato in carcere vanno però dal 2008 al 2016. In questo periodo Cipriano inizia una relazione con una bambina di 12 anni. «Carmelo mi disse che avremmo avuto il primo vero rapporto quando avrei raggiunto la maggiore età, nel 2014 – ha raccontato ai magistrati la ragazzina oggi maggiorenne – Il primo rapporto completo però lo abbiamo avuto il 31 dicembre 2009». Tra il 2010 e il 2011 l’uomo le aveva chiesto di condividere esperienze sessuali con altre persone. «Di fatto mi obbligò – ha ricordato - Mi aveva convinto ad avere numerosi rapporti oltre che con lui, con altri uomini. Dopo queste esperienze, per me molto traumatiche, non volevo più avere a che fare con lui, mi vergognavo moltissimo di me stessa e lui continuava ad insistere. Tutto ciò è andato avanti fino a dicembre 2016». Le famiglie delle ragazze cominciarono a vietare alle figlie di andare in palestra. «Lui era a conoscenza che i miei mi vietavano di vederlo ed aveva paura che chiamassero polizia e carabinieri perché era conscio che ero minorenne», ricorda un’altra delle “fidanzate” de” del 42enne che, come ipnotizzata, ripete a chi la interroga: «Oggi sono ancora innamorata di lui».