Brescia, 10 febbraio 2018 - Per l'Inps, lei, una ex dipendente del Provveditorato agli Studi di Brescia nata in Valle Sabbia, ha incassato tra l’1 settembre del 2000 e il 31 marzo del 2016 oltre 19mila euro di pensione senza averne il diritto. L’istituto di previdenza per questo le ha chiesto di rientrare del debito e per recuperare la cifra le ha pignorato una parte della pensione recuperando 337,31 euro attraverso la misura del pignoramento del quinto della pensione. La vicenda è finita davanti ai giudici della Corte dei Conti dopo che l’amministratore di sostegno della signora ha impugnato il provvedimento di ingiunzione sostenendo che la propria assistita si è trovata accreditate le cifre senza che ne sapesse nulla. L’Inps ha invece chiesto che il ricorso non venisse accolto sostenendo che il sistema di calcolo della pensione non fosse giusto.

Un battaglia legale iniziata nei mesi scorsi e che ha visto il successo da parte della pensionata. I giudici della Corte dei Conti le hanno infatti dato ragione imponendo all’Inps la restituzione della cifra già recuperata attraverso il pignoramento della pensione. «Il servizio utile utilizzato per il calcolo della pensione provvisoria coincide con quello utilizzato per la pensione definitiva (30 anni e mesi due) sottolineano nella motivazione i magistrati della Corte dei Conti nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi - La pensionata, dunque, nel percepire le somme pagate a titolo di pensione era senz’altro in buona fede perché come già rappresentato né ha contribuito in alcun modo a determinare l’errore dell’amministrazione né aveva elementi per riconoscere l’errore».

Se quindi qualcuno ha sbagliato a fare i conti non può essere la signora. I giudici della Corte dei Conti sono chiari e nella sentenza impongono al ministero dell’istruzione di coprire il mancato introito da parte dell’Inps. Secondo i magistrati, l’Inps di Brescia per recuperare i denari mancanti dovrà rivolgersi direttamente al Miur il soggetto che attraverso i propri calcoli ha generato la differenza.« L’Inps potrà esercitare il diritto di rivalsa nei confronti dell’amministrazione datoriale (il ministero dell’Istruzione) per le somme dichiarate irripetibili e non ancora recuperate – spiegano nella sentenza i giudici della Corte dei Conti – L’ente dovrà poi restituire alla ricorrente le somme già incamerate (i 337 euro) con gli interessi maturati»