Montirone (Brescia), 3 gennaio 2018 - È riuscito a salvarsi scendendo dalla cabina e allontanandosi di corsa, prima dell’esplosione. L’uomo al volante della cisterna carica di benzina che ha preso fuoco, un camionista di Bolzano, è l’unico sopravvissuto alla strage. «Eravamo in movimento, sono stato tamponato e ho lasciato il tir in tempo», ha spiegato agli inquirenti, che lo hanno ascoltato per ricostruire la dinamica di una tragedia che si è consumata sotto gli occhi degli automobilisti che percorrevano la A21, nel Bresciano. «Bruciava tutto, il camion era completamente in fiamme», racconta un testimone. La colonna di fumo nero è stata visibile per ore anche a chilometri di distanza. «Si sentivano scoppi e boati – racconta una donna – abbiamo avuto paura, c’erano altre cisterne nelle vicinanze che rischiavano di esplodere». 

Un uomo descrive «fiamme nere come la pece», una «tempesta di fuoco» lungo l’autostrada trasformata in un inferno. «Subito hanno bloccato il traffico – racconta un altro automobilista – ci hanno fatto uscire contromano». Un incidente «terribile», che non ha lasciato scampo a sei persone, tra cui due bambini. Quando è stata messa in sicurezza l’area sono iniziate le operazioni per identificare le vittime, completamente carbonizzate. Verso sera ha partecipato a un sopralluogo anche il questore di Brescia, Vincenzo Ciarambino. Agenti della polizia scientifica di Milano e biologi esperti hanno effettuato i prelievi sui resti (trasportati a Brescia per l’autopsia), per risalire attraverso il Dna alla loro identità. Sono proseguiti per ore anche i rilievi per ricostruire la dinamica dell’incidente, sul tratto dell’autostrada che attraversa la Lombardia. «Mi trovavo a pochi metri di distanza – racconta un altro automobilista – non sapevo cosa fare, ho cercato di non farmi prendere dal panico».