Brescia, 7 gennaio 2018 - Le fiamme alte decine di metri hanno danneggiato il ponte più seriamente del previsto, il rischio che sia pericolante è concreto, i costi di ripristino si preannunciano elevati così il cavalcavia che interseca l’A21 a Montirone potrebbe essere abbattuto e ricostruito. Il drammatico incidente di martedì lungo la corsia nord dell’autostrada Piacenza-Torino - sei morti carbonizzati, tra cui una famiglia francese con bambini di due, sei e tredici anni - ha generato ripercussioni anche sulla viabilità, non così immediate da risolvere. L’autocisterna di gasolio esplosa per un tamponamento a catena in prossimità del ponte 217 ha generato un rogo così violento da avere non solo liquefatto una trentina di metri di asfalto - già oggetto di nuova bitumatura - ha anche “cotto” a seicento gradi le strutture portanti del cavalcavia

INCIDENTE_27884617_170919A renderlo noto Centropadane, per voce del direttore Alessandro Triboldi: «Dalle verifiche sono emersi dei segnali di seria criticità. Il ponte ha bisogno di essere puntellato e solo in un momento successivo si potrà intervenire con le prove di carico. Abbiamo deciso di non dare il via libera al transito dei veicoli e per un’altra settimana manterremo lo scambio di carreggiata lungo la A21». Dal 3 gennaio, tra Manerbio e Brescia Sud, è stata attivata una deviazione sulla carreggiata in direzione di Cremona e Piacenza, dove si circola a doppio senso di marcia. Nei giorni scorsi in prefettura era stato convocato un vertice per decidere come intervenire. Sono stati eseguiti prelievi mirati di calcestruzzo sul viadotto ma l’esito dei carotaggi non è stato confortante. Il manufatto non appare saldo e senza puntellamento è impossibile persino fare prove di staticità. Slittano dunque anche i tempi di riapertura della Sp 24 tra Montirone e Poncarale nel tratto sovrastante. 

Continuano intanto le indagini della Procura sulla dinamica dello schianto in cui hanno perso la vita un camionista italomacedone di Cuneo e la famiglia Kornatowski (Wilfrid, 32 anni, la moglie Sabrina, 29, i figli Nolhan, sette, e Lina, due, oltre a Mathéo, il fratello 13enne del conducente), in viaggio verso Venezia. Alle 14,19 del 2 gennaio la Kia su cui viaggiavano è stata spinta sotto un’autocisterna ferma in coda (e poi tamponata da un tir carico di sabbia) diventata un ordigno. Il frangente dell’impatto, non inquadrato dalle telecamere, è un giallo. Al vaglio degli inquirenti non c’è solo la posizione della Kia, che non è escluso stesse impostando un sorpasso, ma anche l’ipotesi di un altro veicolo che per primo potrebbe averla tamponata. Qualche indicazione utile potrebbe arrivare dai Telepass, i cui passaggi sono sotto esame. Sotto inchiesta pure il cronotachigrafo del tir di sabbia: l’apparecchio non avrebbe registrato la velocità del mezzo al momento dello schianto.