Montichiari (Brescia), 25 maggio 2017 - È stato fissato per il 3 ottobre 2017 il processo in Cassazione nei confronti dei vertici di Green Hill, l'allevamento di cani beagle destinati alla vivisezione chiuso a Montichiari nell'estate 2012. In Appello, la rappresentante del gruppo Ghislaine Rondot e il veterinario Renzo Graziosi erano stati condannati ad un anno e sei mesi, mentre è stata di un anno la pena per Roberto Bravi, direttore di Green Hill.

"Green Hill, rispettando il lavoro della magistratura a cui ribadisce totale fiducia, conferma l'estraneità alle accuse che, si ricorda, non fanno riferimento a maltrattamenti comunemente intesi come hanno volutamente fatto intendere alcune campagne animaliste, ma riguardano comportamenti e azioni messe in essere non conformi alle caratteristiche etologiche dei cani di razza beagle", fa sapere la stessa Green Hill attraverso una nota. "I vertici di Green Hill  - prosegue l'azienda - sottolineano che il processo è stato fin dalle fasi iniziali fortemente influenzato da una campagna animalista ingiustamente accanita che in realtà intende vedere condannata l'azienda non per i metodi di allevamento, ma piuttosto per le finalità di quest'ultimo e non ne considera la necessità per la ricerca medico-scientifica indispensabile per il benessere e la cura non solo della specie umana, ma anche degli stessi animali. Al di là della decisione della Cassazione, Marshall ha dovuto interrompere gli investimenti in Italia e mettere in vendita l'allevamento di Green Hill sospendendone l'attività a causa del recepimento restrittivo da parte dell'Italia della direttiva europea sulla sperimentazione animale".