Brescia, 3 ottobre 2017 - La Corte d’Appello di Brescia ha confermato i 14 anni di carcere della sentenza di primo grado nei confronti di Agib Singh il trentunenne indiano accusato di avere dato fuoco la sera del 20 novembre del 2015 alla moglie 27enne Parvinder Aoulakh, “Pinky” come tutti l’hanno conosciuta da quando poco più che bambina è arrivata in Italia con la famiglia. L’uomo, che già in passato aveva maltrattato la consorte, rientrato in casa ubriaco si era messo a litigare con la moglie, sposata grazie a un matrimonio combinato. All’origine dell’ennesima lite motivi economici: Agib avrebbe chiesto soldi alla donna, che lavorava come impiegata in un’azienda della zona.

Al culmine della lite il trentunenne aveva preso del liquido infiammabile e l’aveva gettato addosso alla moglie. Agib Singh aveva quindi preso l’accendino e appiccato il fuoco davanti agli occhi terrorizzati dei due bimbi della coppia. Solo l’intervento dei vicini di casa della coppia aveva impedito che Pinky morisse tra le fiamme. Per diversi giorni la 27enne ha lottato tra la vita e la morte in un letto di ospedale, la pelle e la carne mangiate dal fuoco, nei polmoni il fumo che l’aveva fatta svenire. Il 31enne era poi stato preso in consegna dai carabinieri e arrestato. La coppia si è separata alla fine del 2016. Nei mesi successivi al tentato omicidio Pinky, forse per il troppo amore per i figli e preoccupata che crescessero senza un padre, aveva raccontato di avere fatto tutto da sola. Poi, davanti alle domande del pm Roberta Panico, si era decisa a dire tutta la verità.

«Se potessi tornare indietro denuncerei Agib prima – aveva spiegato subito dopo la fine del processo di primo grado –. Tutte le donne devono farlo. Purtroppo alcuni uomini si comportano così in India e quando arrivano in Italia credono di poter fare quello che vogliono. Questa condanna deve essere una lezione per tutti».

Nessuno sconto di pena in secondo grado quindi per il 31enne che è in carcere da quella sera di quasi due anni fa e che non sembra essersi pentito di quel gesto. «Nelle scorse settimane mi ha scritto una lettera dal carcere – racconta Pinky – Mi ha detto che mi ama e che vorrebbe rivedere i bambini. Per alcuni giorni ho pensato a come rispondergli. Poi ho preso carta e penna e gli ho detto che se una persona ne ama un’altra non cerca di ucciderla. Non mi ha mai chiesto scusa per quello che è successo. Non mi interessa sapere nulla di lui. Penso solo ai miei bimbi che per fortuna non saranno come lui».