Brescia, 8 settembre 2017 - Lo scrittore spagnolo Ramón Gómez de la Serna li definiva «le pozzanghere rimaste dopo il diluvio». E che per i laghi sia un complimento è sottinteso. Del resto, hanno il potere di fare volare l’immaginario e di evocare il largo, i mari e gli oceani pur nelle loro dimensioni relative. Ed è una magia che in questo weekend diventerà palpabile tra Lovere e Monte Isola, location del primo Festival nazionale dei Borghi lacustri e fluviali più belli d’Italia. Come dire: il vantaggio invidiabile della taglia ridotta e dei piedi in acqua, occasione inedita per accendere i riflettori sulle piccole comunità d’acqua dolce che riescono a mantenere un sano equilibrio tra sviluppo economico-turistico, cultura e qualità di vita (se ne parlerà domani e domenica mattina a Lovere), pure in un Paese attualmente alle prese con grandi problemi ambientali e di tutela del patrimonio idrico. Un omaggio all’Italia lillipuziana con tanto di delegazioni in arrivo da ogni angolo della penisola e un Festival che accenderà due perle fotogeniche della Lombardia, ma senza accecare e stravolgere ritmi e abitudini, perché nella porzione di lago che va da Lovere a Iseo il letargo pre-autunnale è la bellezza ritrovata. L’aveva colta anche la francese George Sand che in una lettera ad una cara amica durante un soggiorno sul Sebino scriveva «… Vieni, ho trovato un posto meraviglioso per vivere».

E bellezza che ovviamente non mancherà di essere convocata da Vittorio Sgarbi durante l’incontro di stasera sui «Borghi della luce per valorizzare il fascino dell’Italia nascosta» e in quello di domani pomeriggio sull’esperienza specifica di Lovere che già in passato ha sperimentato l’effetto scatenante dell’illuminazione d’arte sul lungolago e sui bei palazzi che incorniciano piazza Tredici Martiri. Ovvio, quello di questi giorni sarà un trionfo di punti di vista, perché se Lovere è terra ferma che guarda a sud, Monte Isola è una piccola treasure Island che può guardare ovunque. Ma da tempo, sul Sebino, i campanili non vanno di moda e questo rendez-vous settembrino ha tutta l’aria di fare volare alto un territorio che dopo le vertigini dei pontoni di Christo (2016) ha imparato a farsi beffe delle frontiere (Bergamo e Brescia) e a coltivare la cultura per battere l’isolamento.