Brescia, 1 aprile 2015 - «E’ un fitofarmaco autorizzato, ci atteniamo a quello che dice il Ministero». Anche se il glifosate, sostanza alla base di un erbicida tra i più venduti al mondo prodotto da Monsanto, è probabilmente cancerogeno, questo non implica un’immediata sospensione del suo utilizzo. Spetta agli organi competenti, come la Commissione europea, ora decidere cosa fare. Nel frattempo, come devono comportarsi gli agricoltori? Chi ha scelto di seguire la strada del biologico ed è rispettoso dei disciplinari, in teoria già non utilizza sostanze come il glifosate. Gli altri, senza volerne fare una questione di buoni o cattivi, invece lo usano perché è tra quelli ammessi dal ministero delle Politiche agricole come disseccante delle erbe infestanti.

«Noi abbiamo aziende agricole costantemente controllate sotto il punto di vista dei fitofarmaci – spiegano da Coldiretti Brescia - tutti hanno anche un quaderno di campagna, dove registrano ogni tipologia di prodotto utilizzato, attenendosi a quelli autorizzati e alle dosi prescritte». E nella banca dati dei fitofarmaci autorizzati dal Ministero c’è anche il glifosate, con le dovute prescrizioni di dosaggio. Ora, però, pesa la classificazione di Iarc come probabile cancerogeno. Per l’Agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro potrebbe anche provocare mutazioni nel Dna ed avrebbe una correlazione con i linfoma non-Hodgkin nei lavoratori più esposti.

Il dipartimento bresciano di Arpa, che monitora acque sottorranee e superficiali, lo ha ritrovato in diversi corsi d’acqua del Bresciano, anche in dosi superiori alla soglia di garanzia, segno che viene utilizzato abbondantemente anche nella nostra provincia. Dopo la pubblicazione della ricerca, Monsanto ha sentito la necessità di spiegare, con una nota pubblicata sul suo sito, di essere in disaccordo con Iarc e che tutti gli erbicidi a base di glifosate presenti sul mercato rispettano gli standard rigorosi posti dalle autorità regolatorie e sanitarie per proteggere la salute umana.

«Prima di dare il via libera all’uso dei prodotti – precisa Coldiretti – il Ministero fa tutta una serie di controlli, che sono a garanzia di tutti. C’è poi da dire che è finita l’era in cui si può usare di tutto e di più. Inoltre, avvalersi di questi prodotti ha un costo per l’azienda, per cui l’agricoltore fa ben attenzione a dosarne l’uso». Senza un intervento, dunque, dall’alto, per bandire il glifosate, Coldiretti Brescia spiega che non può dare indicazione ai suoi iscritti di non utilizzarlo: starà alla volontà dei singoli agricoltori decidere se metterlo sotto chiave in via precauzionale.