Brescia, 5 dicembre 2017 - Dal modello del supermercato al «modello Amazon», con i malati cronici che invece di essere ricoverati negli ospedali ricevono le cure a casa, inseriti in un percorso che ha come punto cardine i medici-gestori. Marcello Acciaro, specializzato in Igiene e nell’organizzazione dei servizi ospedalieri e direttore sanitario dell’Asst Valcamonica, con un bacino d’utenza di 100mila persone su un territorio che si snoda su circa 100 chilometri dal lago di Iseo a Ponte di Legno, è in prima linea nell’attuazione della riforma sanitaria lombarda. Una «rivoluzione epocale», sottolinea, che può essere «un modello a livello nazionale», risolvendo problemi di code e sovraffollamento negli ospedali.

Come si è arrivati a questa riforma?

«La popolazione lombarda si divide in un 70% che utilizza saltuariamente gli ospedali e un 30% di ‘frequent user’, i malati cronici, oltre tre milioni di pazienti classificati su 62 patologie con tre livelli di complessità. Gli ospedali oggi sono come grandi supermercati con prodotti da vendere e scaffali da riempire. I pazienti entrano e prendono quello che serve loro e poi escono. La pallina da flipper che rimbalza tra medico di famiglia, specialisti e ospedali, con tempi lunghissimi. Spesso senza una vera regia. I pazienti cronici sono quelli che consumano la maggior parte delle risorse, fino all’80%. La medicina è cambiata e nel 2015 si è deciso di iniziare un percorso di rinnovamento. Ci sono pazienti cronici che possono essere curati a casa, presi in carico dal gestore – medici di base aggregati, ospedali pubblici e privati e organizzazioni sanitarie private – che diventa un vero e proprio angelo custode per queste persone. Dal modello supermercato si passa al modello Amazon».

In che fase siamo dell’attuazione della riforma?

«In questo periodo sono state completate le fasi preliminari e a breve saranno inviate le lettere ai pazienti, che dovranno scegliere il proprio gestore. Dal 2018 inizierà la presa in carico. Entro i prossimi tre anni dovrebbe entrare a regime. I pazienti saranno programmati ed invitati ad andare in ospedale per i controlli. L’effetto sarà l’eliminazione delle code e il sovraffollamento degli ospedali, ottenendo notevoli risparmi».

Come vi state muovendo in Valcamonica?

«Stiamo sviluppando i Presidi socio sanitari territoriali (Presst), poliambulatori evoluti in grado di prendersi cura dei malati cronici consentendo di riservare gli ospedali alle emergenze, agli acuti e ai casi più gravi. Per la sua conformazione la Valcamonica è un piccolo laboratorio, che ci consente di avere una prossimità con le persone. Il personale è sufficiente, bisogna cambiare l’organizzazione e fare in modo che entri a pieno regime il prima possibile. Non si tratta tanto di risparmi economici, ma di migliorare la qualità dell’assistenza».

In territori lombardi più periferici si lamenta la chiusura dei punti nascite.

«Secondo me bisogna uscire dalla logica di voler centralizzare tutto. I parti fisiologici vanno fatti in strutture adeguate a questa funzione fisiologica, vicino a dove abitano i genitori, con un sistema che permetta però un rapido trasferimento in ospedali più attrezzati se la situazione si dovesse complicare. Le stanze di degenza dei piccoli ospedali vanno trasformate in stanze d’accoglienza, dove le mamme possano partorire in condizioni di comfort tali da ricordare la propria casa. In Sardegna, per l’Isola della Maddalena, da cui provengo, stanno proponendo una équipe unica tra Tempio, Olbia e La Maddalena».

Siete in prima linea anche nel campo dei vaccini. Che cosa ne pensa delle posizioni No vax?

«Chi è contro i vaccini è contro il metodo scientifico. Se si decide di mettere in discussione la scienza sul tema dei vaccini allora bisognerebbe farlo per tutti i campi. Spesso la colpa è anche di alcuni medici che, parlando con i genitori, trasmettono messaggi contraddittori».