Brescia, 15 aprile 2015 - La Cassazione in serata ha confermato la condanna a vent'anni di carcere per Dino Grusovin, il faccendiere triestino già collaboratore di giustizia accusato di concorso anomalo nel triplice omicidio Cottarelli. I giudici supremi hanno ritenuto inammissibile il ricorso. L'imprenditore Angelo, la moglie Marzenna e il figlio Luca di appena 17 anni la mattina del 28 agosto 2006 furono uccisi a colpi di pistola e sgozzati nella loro villetta in via Zuaboni in città. Il ruolo nel massacro di Grusovin è sempre stato discusso. A due settimane dalla strage fu lui, 57 anni, ad accusare i cugini trapanesi Vito e Salvatore Marino, ora in attesa di un terzo processo d'appello dopo due condanne all'ergastolo annullate. Grusovin disse di essere stato con i siciliani nella villa ma di non aver partecipato al delitto compiuto in taverna perché rimasto in cucina, legato a una gamba del tavolo. Per la magistratura la strage maturo' in un contesto di affari loschi tra Cottarelli, esperto di fatture false, e i trapanesi, titolari di aziende vitinvinicole che avevano ottenuto finanziamenti indebitamente. I Marino reclamavano 300mila euro dal bresciano. Assolto dal gup in primo grado e irreperibile per anni, Grusovin è stato condannato a 20 anni nell'ottobre 2013 dalla corte d'assise d'appello. Due mesi dopo è stato localizzato e arrestato in Svizzera, e poi nell'estate 2014 estradato in Italia.